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Tedeschi, la via sostenibile dell'Amarone

Vino

Tedeschi, la via sostenibile dell'Amarone

Olter 160 km, in pratica la distanza tra Milano e la Valpolicella. E' la lunghezza dei filari della Tenuta Maternigo (“casa della madre”, chiamata così perché qui in antichità sorgeva una struttura che accoglieva ragazze partorienti) della famiglia Tedeschi, con i suoi 84 ettari, di cui 31 vitati, circondati da un fitto bosco che non lascia passare “contaminazioni” esterne. Un'oasi viticola, situata tra i comuni di Tregnago e di Mezzane di Sotto a un'altitudine compresa tra 290 e 480 metri sul livello del mare, che permette all'azienda Tedeschi di svolgere attività di ricerca sulla zonazione per l'agricoltura di precisione. Maternigo poggia, infatti, in parte su calcari marnosi grigi e rosei e in parte su marne bianche e rosa del Cretacico. L'area, un ampio e scenografico anfiteatro nelle colline della cosiddetta Valpolicella allargata, è stata suddivisa in diversi vigneti e da qui è partito il lungo lavoro di zonazione e caratterizzazione, di cui è stata incaricata l'Agricultural Support di Vicenza, eccellenza nel panorama dell'analisi vitivinicola.

“La ricerca – spiega Sabrina Tedeschi, responsabile marketing e titolare con i fratelli Antonietta e Riccardo – ha evidenziato che a parità di composizione del terreno, la vite non si comporta sempre nella medesima maniera: per questo mio fratello Riccardo, che è il nostro agronomo, ha deciso di avviare da quest'anno anche un meticoloso lavoro di studio delle caratterizzazioni aromatiche”. La caratterizzazione dei terreni, infatti, misura il modo in cui la pianta si esprime da un punto di vista vegetativo. Una volta misurate le differenze, è dunque possibile intervenire in maniera mirata e capillare, al fine di ottenere uno sviluppo vegetativo e produttivo uniforme della vite nell'intero parco vigneti. Mentre la caratterizzazione degli aromi studia come la diversità dei minerali dei terreni indirizza la produzione di profumi e sapori.
Lo studio è svolto in collaborazione con l'Università di Verona. I dati hanno permesso di avviare una serie di interventi mirati in determinate zone: un processo di inerbimento per rafforzare le difese naturali del vigneto, un piano di controllo dello stress idrico, un innalzamento del contenuto di carbonio organico, un arricchimento del terreno mediante semina di particolari essenze e l'apporto di concimi organici. Inoltre, sono state predisposte strumentazioni in grado di monitorare la presenza di attacchi patogeni: si tratta di particolari sensori a forma di foglia di vite che misurano il grado di umidità e bagnatura fogliari, così da intervenire con tempestività e precisione. Attualmente la famiglia Tedeschi sta adottando una lotta integrata tramite l'utilizzo di batteri ed estratti naturali contro malattie e parassiti. La ricerca ha scopo di portare l'azienda a essere completamente sostenibile nella gestione agronomica e nella filiera ideologica.
“Quest'anno infatti – continua Tedeschi – abbiamo avviato un progetto di biodiversità finalizzato alla certificazione. Chi coltiva la terra ha il dovere di mantenere la salubrità del terreno, dell'ambiente e del prodotto: il vino è fatto solo di uva e la salubrità della materia prima è fondamentale. Un concetto che da sempre applichiamo”.

Quattro secoli nella Valpolicella
La Famiglia Tedeschi vanta da oltre quattri secoli un profondo legame con il territorio della Valpolicella e da sempre ha intrapreso un percorso di ricerca della qualità dei vini di terroir, che produce esclusivamente da vitigni autoctoni, coltivati nei 46 ettari vitati collinari di proprietà. A partire dagli anni '60, papà Renzo (Lorenzo) è stato il pioniere dei cru della Valpolicella, grazie alla felice idea di vinificare separatamente le uve del vigneto Monte Olmi, oggi emblema dell'azienda stessa. Produttrice di Valpolicella, di Amarone e di Recioto, la famiglia Tedeschi ha saputo negli anni esaltare il valore dei vitigni autoctoni, quali Corvina, Corvinone, Rondinella, senza dimenticare uve meno note ma fondamentali quali Oseleta, Dindarella, Negrara, Rossignola, Forselina.
Dopo il Monte Olmi (2,5 ettari nella frazione Pedemonte), storico è anche l'acquisto del vigneto La Fabriseria (7 ettari) nei primi anni 2000 in località Le Pontare, che conferisce il nome a un'intera famiglia di vini di grande struttura, l'Amarone della Vapolicella Classico La Fabriseria e il Valpolicella Classico Superiore La Fabriseria. Nel 2006 l'acquisto della Tenuta Maternigo ha portato l'azienda a una pressoché totale autonomia nella produzione di uve. In totale Tedeschi possiede 46 ettari di vigneto, tra collina e pianura per una produzione media di 500mila bottiglie all'anno, di cui l'80-85% prende la via dell'export (soprattutto Canada e America Latina, Germania, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Regno Unito, Olanda e Danimarca, Russia e i mercati dell'est).

Obiettivo sostenibilità
Il 2017 per Tedeschi è anche l'anno del maggior impegno per la sostenibilità. “Nel nostro centro di appassimento – spiega Tedeschi – abbiamo adottato la doppia ventola, laterale e superiore, che favorisce l'appassimento senza scaldare l'ambiente. Ne risulta un maggior rispetto dell'uva e un indubbio risparmio energetico. Ovvio, che per mantenere la naturalezza del processo servono solo uve sanissime, con la giusta maturazione e la buccia spessa”. La vendemmia, poi, è effettuata a mano, senza impiego di mezzi. Inoltre, l'azienda si sta impegnando sul risparmio idrico attraverso una più accurata lavorazione dei terreni e un sistema di irrigazione goccia a goccia in tutti i vigneti. “E' un anno di investimenti impegnativi, l'ultimo di questi è l'acquisto nuove botti in Rovere di Slavonia con capacità variabile da 1000 a 5000 litri, che garantiscono un miglior affinamento del vino. Ma lo scorso anno abbiamo anche rinnovato e ampliato la zona di vinificazione con la possibilità di ottimizzare le attività di fermentazione nel periodo di vendemmia, in virtù di un'accurata selezione delle varietà d'uva nei diversi appezzamenti”, conclude Sabrina.
Oggi più che mai, questa eredità inizia a dare i suoi frutti con vini di grande carattere e profondità, e che quest'anno hanno segnato un record di premi vinti: oltre 50 riconoscimenti, dal Gambero Rosso all'Espresso, da Wine Spectator a Guida Vitae (Associazione Italiana Sommelier) e molti altri. “Siamo stati fortunati quest'anno – minimizza Tedeschi –. Oltre alla bravura, ci vuole anche la fortuna in agricoltura. Però, quest'anno abbiamo ricevuto premi insperati: i nostri vini non sono facili e immediati da capire, dal momento che cerchiamo sempre di ottenere quella complessità e personalità che ci deve contraddistinguere, e non sempre viene capita”.

Le Famiglie dell'Amarone
Dal 2016 Sabrina Tedeschi è anche la presidente di Famiglie dell'Amarone d'Arte, associazione nata nel giugno 2009 dall'unione di dieci storiche cantine della Valpolicella. Oggi vanta 13 soci (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant'Antonio, Tommasi, Torre D'Orti, Venturini e Zenato), cantine che da generazioni sostengono e promuovono il territorio. Dal 2010 le Famiglie dell'Amarone d'Arte sono proprietarie anche dell'Antica Bottega del Vino di Verona, un locale fondato già nel Cinquecento, un vero tempio enologico con una straordinaria carta dei vini, un luogo dove godere pienamente della tradizione gastronomica veronese e veneta. “L'Amarone – spiega Tedeschi – è un vino importante e di grande valore. Volevamo un luogo in cui la nostra “arte” potesse esprimersi al meglio, senza essere svilita, come spesso abbiamo visto accadere in questi anni in diversi mercati italiani ed esteri. Così abbiamo deciso di recuperare e gestire questo tempio del buon cibo e del buon vino”.

Il contenzioso con il Consorzio
L'associazione da anni è anche al centro di un contenzioso con il Consorzio della Valpolicella, il quale si era rivolto agli organi di giustizia contro le Famiglie per l'utilizzo e la registrazione, da parte di un'associazione privata, di un marchio che conteneva al suo interno una denominazione d'origine protetta, di fatto un marchio collettivo. Non solo, secondo il Consorzio, l'utilizzo del nome Amarone con l'aggiunta della specifica “d'Arte” poteva trarre in inganno i consumatori facendo percepire le 13 aziende sopra menzionate come migliori rispetto alle altre. E' di pochi giorni fa la sentenza de Tribunale di Venezia che in prima istanza ha dato ragione al Consorzio, anche se al momento non sono conosciute le conseguenze pratiche che avrà questa decisione. Le parti al momento sono impegnate in un dialogo per trovare una soluzione e superare la frattura. La sentenza, comunque, non mette la parola fine alla domanda sulla gestione, sul ruolo e sulla rappresentatività delle denominazioni nel nostro Paese. E anzi, forse apre un nuovo capitolo per l'Italia.

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