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Progetto Alcatraz: quando dietro a un bicchiere di Rum c'è…

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Progetto Alcatraz: quando dietro a un bicchiere di Rum c'è coraggio, sport e riscatto

Cosa c'è dentro due dita di rum ambrato, che sprigiona note di tabacco, canna da zucchero, miele, cannella, pepe, chiodi di garofano, vaniglia, cacao amaro, frutta secca? In quell'ondata di spirito che è un mix di rum leggeri, pesanti e speciali, invecchiati tra i 4 ai 35 anni (metodo Solera), e sa di Caraibi, schiavi, pirati, di due secoli di storia nella Contea Revenga, vicino Caracas? Cosa nasconde - diluito, rarefatto, sciolto - un sorso di “el rom”, morbido, secco, bilanciato, mentre si esprime lentamente nel palato, rievocando le lotte del libertador Simón Bolívar, le guerre fra gang e altre pagine più o meno buie di storia venezuelana?

Il rum dell'inclusione sociale.
Quel rum non è solo acquavite, non è solo il suo passato secolare, agricolo, artigianale. Non solo il suo complesso processo di fabbricazione, quella distillazione che la tradizione riserva al brandy e allo sherry. C'è un mondo lontano in quel sorso di rum: pezzi di comunità recuperati grazie a un'azione di rigenerazione sociale che non ha eguali. Un impegnativo programma di responsabilità sociale d'impresa. Che ha conciliato all'interno di una stessa hacienda, nelle stesse terre, bande contrapposte, trasformando assalti, arresti e minacce in riscatti, momenti di partecipazione che hanno cambiato l'equilibrio di interi territori.

Progetto Alcatraz.
Il sapore più intenso del rum Santa Teresa 1796, creato per celebrare i 200 anni dalla distilleria venezuelana di Alberto Vollmer Herrera, è il progetto Alcatraz, uno straordinario programma di reinserimento: oltre 200 giovani hanno dimenticato il loro passato criminale attraverso l'istruzione, il lavoro e lo sport. Il rugby, in particolare, quello “sport da bestie giocato da gentiluomini”, che il primo produttore di rum venezuelano praticava durante gli anni del liceo a Parigi. Un gioco capace di trasmettere i valori del rispetto, della disciplina, del lavoro di squadra, dell'umiltà. Regole rigide, che hanno compiuto un miracolo: oggi 2.000 bambini e ragazzi della regione giocano a rugby all'interno della tenuta Santa Teresa. E nel territorio (che è a un'ora da Caracas) gli omicidi sono drasticamente diminuiti, da 140 ogni centomila abitanti a 12. L'università di Harvard studia il fenomeno come uno fra i più efficaci modelli di inclusione sociale al mondo.

Alberto Vollmer Herrera al Guido Reni District di Roma.
Con una storia secolare alle spalle, Vollmer Herrera è venuto a Roma a raccontare la sua esperienza, in una sala dell'hotel Butterfly all'interno del Guido Reni District. Lo ha fatto presentando il suo Santa Teresa 1796 su invito di Bacardi, leader nel mercato mondiale del rum, che distribuirà i suoi distillati. E non si è preoccupato di esaltare le qualità del suo rum, che scintillava nelle bottiglie poggiate quasi casualmente su un tavolo (spiccava su tutte il sigillo di denominazione di origine controllata “Ron de Venezuela”) ma si è soffermato sulla storia di quei giovani strappati alla violenza. E su come il rugby stia dando risultati inattesi nella riabilitazione dei detenuti delle carceri del Venezuela.

Il Batman del Venezuela.
Alberto Vollmer Herrera ha subito le espropriazioni del “socialismo agrario” del governo di Chavez, le minacce delle gang, ma è rimasto neutrale nei confronti della politica. Dal 2000 dà lavoro nella sua azienda a 400 famiglie: in una notte occuparono la sua tenuta. Non li respinse, ascoltò le loro ragioni e diede via al progetto “Camino Real”, sviluppato su un lotto di terreni di Santa Teresa. Da allora la collaborazione con la comunità di Revenga non si è più interrotta. Così lo chiamano Batman, il Bruce Wayne del Venezuela.

In una battuta una lezione di marketing.
Dopo la visione del docufilm dedicato alle nuove vite da sportivi dei suoi ragazzi, l'altro giorno a Roma, Vollmer Herrera era soddisfatto e commosso. Un suo giocatore è stato ingaggiato in Uruguay, un altro è allenatore di una squadra di terzo livello, i progetti di Alcatraz sono stati adottati dalla Colombia. La sua ultima battuta, una grande lezione di marketing: «La gente non compra solo quello che è in una bottiglia, ma ciò che le sta intorno. Un marchio prima che un prodotto è la sua storia».

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