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Vino, arte, gastronomia in una sola App: i vignaioli marchigiani…

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Vino, arte, gastronomia in una sola App: i vignaioli marchigiani aprono la strada

Le olive ascolane, il ciauscolo, il brodetto, le grotte di Osimo e di Frasassi, il museo della carta di Fabriano e un Verdicchio profumato, racchiuso nella tipica bottiglia a forma di anfora etrusca. Il vino più premiato d'Italia. Un'icona, fra tanti, il Fazi Battaglia, Verdicchio dei Castelli di Jesi.
La Riviera del Conero con il suo promontorio, le terrazze, la brezza sulle vigne assolate e quel rosso marino (Doc dal 1967 e Docg dal 2004 nella sua versione Rosso Conero Riserva), prodotto con uve di Montepulciano e poche gocce di Sangiovese (max 15%) che bene accompagna pesce e selvaggina. E invita al viaggio fino al Colle dell'Infinito di Leopardi.

Un bicchiere di Passerina giallo-oro per il tour nel centro di Ascoli Piceno, dal Forte Malatesta al Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte. Una Lacrima (violacea) di Morro d'Alba per degustare il salame lardellato di Fabriano o il brodetto di pesce all'anconitana.

Vignaioli, terroir, arte e cultura
Dai Colli Pesaresi a Macerata, i vignaioli ridisegnano le Marche, valorizzando terroir e patrimonio naturalistico, artistico e culturale: 81 cantine regionali riunite nel Movimento Turismo del vino hanno lanciato una App per promuovere l'enoturismo (che in Italia vale più di 2,5 miliardi di euro) tracciando nuovi itinerari nei luoghi di produzione del vino e dell'arte. Un'iniziativa voluta da Serenella Moroder, presidente regionale dell'associazione che a livello nazionale conta quasi 1000 cantine, selezionate in base al requisito dell'accoglienza enoturistica. Un settore che rappresenta una risorsa economica fondamentale per lo sviluppo dei territori e un efficace strumento per la tutela dell'ambiente.

Vino ed enonauti
Il progetto è stato condiviso da molti produttori locali che ora puntano sulla App «per costruire una community territoriale e facilitare le relazioni i nostri enonauti», spiega la presidente, che è stata assessora regionale al Turismo e produce da quasi 30 anni, con marito e figli, un pregiato Rosso Conero. Come il “Dorico” (Montepulciano in purezza), 3 bicchieri già nel '90, vino dedicato ad Ancona, colonia di Dori siracusani nel 387 a.C.. Quello che i vignaioli marchigiani propongono è un'esperienza totale e interattiva: degustazioni, prodotti tipici, ma anche monumenti e siti di interesse culturale e paesaggistico, «in una terra che è ormai pronta e attrezzata per affrontare gli enoturisti più esigenti», aggiunge Serenella Moroder.

La App di Common Grounds
A loro disposizione, dunque, una App accurata e completa (si scarica gratuitamente), sviluppata da un'azienda romana specializzata in analisi dei territori: «È uno strumento che avvicina il vino ai suoi cultori, utile ai produttori che possono monitorare il flusso dei turisti, ma soprattutto ai viaggiatori che vi trovano, oltre alle principali informazioni, anche quelle “aumentate” contenute nei QrCode e le anticipazione delle suggestioni e degli itinerari che potranno percorrere nella regione», spiega Francesco Macioce, amministratore delegato di Common Grounds, specialista in marketing strategico e business intelligence. Con il suo team ha creato Geofocus, un rivoluzionario strumento di classificazione e georeferenziazione della popolazione.

Con la App del Movimento Turismo del Vino sarà possibile - per il momento solo nelle Marche - geolocalizzarsi per individuare le cantine più vicine, impostare il navigatore e farsi guidare fino a destinazione. Poi magari proseguire l'esperienza con un tour. Il dispositivo registra le visite di tutti gli enonauti (che esprimono anche opinioni e gradimenti): nei loro percorsi accumulano punti e conquistano premi. Per i frequentatori più assidui, in palio bottiglie, pranzi e pernottamenti.

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