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Poderi Einaudi: nuovi cru e strategia sempre più Barolista

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Vino

Poderi Einaudi: nuovi cru e strategia sempre più Barolista

Lo shopping di Poderi Einaudi nelle Langhe. L'ultimo è quello di 1,5 ettari nella zona di Monvigliero, per un esborso oltre i 3 milioni. Monvigliero (già in gestione all'azienda) si aggiunge ai 4 ettari di Bussia, ai 7 ettari di Terlo-Costa Grimaldi, ai 2,3 ettari di Cannubi (per un totale di oltre 14 ettari di Cru dedicati al Barolo) e ai 40 ettari di Dogliani.
L'investimento destinato a finanziare il progetto è vicino ai 12 milioni e include anche 2 milioni di investimento per l'ampliamento della cantina e l'introduzione di vasche in cemento per la microvinificazione dei Cru del Barolo e l'affinamento del Dolcetto Dogliani.

Obiettivo Cru
“Stiamo portando avanti – spiega Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione dalla famiglia – un coraggioso progetto dedicato al Barolo che si esplicita in un percorso di acquisizioni dei migliori Cru di questo terroir. La volontà dell'azienda è quella di investire nel proprio territorio, portando sul mercato l'eccellenza della produzione di Barolo”. Matteo Sardagna è consigliere delegato della cantina di Dogliani nonché comproprietario, con un quota del 33,5%, insieme al fratello Giovanni, con un altro 33,5%, e a Roberta Einaudi, 33%.
La cantina sta anche lavorando a una nuova etichetta per il 2018, il cui nome sarà Ludo, una combinazione tra l'abbreviazione del nome di uno dei figli di Matteo Sardagna e il gioco Ludo appunto, il cui obiettivo è quello di completare uno schema con quattro quadrati. Questa etichetta sarà infatti composta dai quattro Cru della Tenuta.

Anima Barolista
Dunque la strategia è rafforzare l'anima Barolista, ma senza tralasciare il Dolcetto. “Solo con il Dolcetto non si vive – dice apertamente l'imprenditore 47enne – con il Barolo, anzi con i migliori Cru del Barolo, si vive e si può investire per crescere. Quand'ero bambino, ogni dieci cartoni di Dolcetto il produttore te ne regalava uno di Barolo. Ora è cambiato tutto: il Dolcetto non è facile venderlo, anche se, grazie alla segnalazione di Wine spectator, ne ho vendute 40-50mila bottiglie, dalla Nigeria a Taiwan”.
L'imprenditore si riferisce al Dogliani 2015 di Poderi Luigi Einaudi, inserito quest'anno nella Top 100 di Wine Spectator, con soli 16 vini italiani in classifica.

Ritorno al cemento
Con l'acquisizione di Monvigliero Poderi Luigi Einaudi punta a raggiungere la quota di 100mila bottiglie di Barolo nel 2020. Oggi la produzione complessiva è di 320mila bottiglie, di cui 240mila di Dogliani Docg. Gli ettari ammontano a 150, di cui circa 57 vitati di proprietà e 4,5 in affitto. Nella cantina di Cascina Tecc sono in corso lavori di ampliamento per consentire di ospitare grandi botti di cemento poroso in due nuovi piani completamente interrati. “Con il cemento è un po' come tornare indietro – osserva Sardagna – ma con la Calce del Brenta si superano le controindicazioni del passato. Poi dentro ci sono delle serpentine che consentono di regolare la temperatura. Alla fine, vengono vini puliti che si bevono e, soprattutto, non sono sovrastrutturati. Amo la Borgogna, ma non voglio fare un vino borgognotto”.

Ancora fame
E' finito lo shopping di Cru? “No – risponde Sardagna -. La fame non si è placata. Quotazione astronomiche? Certo: sono fuori da ogni logica economica 2 milioni a ettaro, ma domani potrebbero salire ancora. Di sicuro ci sono 10-15 sottozone con rincari pressochè certi. E comunque queste sono operazioni che si realizzano senza le banche, appunto perché non vedono un ritorno sull'investimento, se non sul lunghissimo termine”.
Ciò detto l'imprenditore piemontese sostiene che “l'obiettivo non è quello di collezionare ettari, ma di valorizzarli il più possibile. Oggi è abbastanza frequente nei ristoranti trovare carte dei vini divise per Comuni, compresi il Barolo. Insomma, i consumatori più evoluti spingono in direzione delle identità territoriali. Come del resto succede nel Bordeaux”.
Nel 2016 Poderi Luigi Einaudi ha fatturato 2,2 milioni di euro, con una perdita di esercizio di 141mila euro. I debiti ammontano a 9,2 milioni. “Per quest'anno – conclude Sardagna – puntiamo a 2,5 milioni di ricavi e a 4-4,5 milioni a seguito dei nuovi investimenti, ma dipende tutto dai prezzi di mercato”.

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