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Ecco perché la guerra delle mozzarelle finirà al Tar

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Ecco perché la guerra delle mozzarelle finirà al Tar

La guerra delle mozzarelle finisce a carte bollate e coinvolge Campania e Puglia.
Dopo il via libera del ministero delle Politiche agricole al riconoscimento del marchio Dop alla mozzarella di Gioia del Colle, il presidente del consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop, Domenico Raimondo, parla di decisione inaccettabile e annuncia un ricorso al Tar.

Campani imbufaliti
Dal consorzio campano ammettono che la nuova versione del disciplinare della Dop di Gioia del Colle obbliga i produttori a scrivere sull'etichetta che il prodotto è ottenuto da latte vaccino “ma questo - sottolinea Raimondo - va inserito nel logo stesso della loro denominazione. Ovviamente non può bastare, per questo la nostra attenzione resta massima su tutto l'iter, che è ben lontano dalla conclusione”.

“La partita non è affatto chiusa - ruggisce Raimondo - andremo fino in fondo e utilizzeremo ogni mezzo a disposizione per evitare quello che è a nostro avviso un clamoroso autogol dell'Italia. Il ricorso alla magistratura è il prossimo passo, ma anche a livello comunitario siamo pronti a far sentire la nostra voce, visto che l'ultima parola spetta all'Ue”.

Secondo i produttori campani la parziale omonimia con la denominazione mozzarella di bufala campana crea confusione e un danno. L'area di produzione della bufala campana si estende soprattutto nelle province di Caserta, Napoli e Salerno, ma arriva anche in quelle di Frosinone, Latina e Foggia.

La produzione
I consorziati campani intendono proteggere un trend che li premia, soprattutto all'export. Dal 2016 al 2010 l'export di mozzarella di bufala è cresciuto di oltre il 100%, passando dal 15,6% al 32,1% della produzione. Nello stesso periodo la produzione di bufala campana è aumentata del 31%. E il 2017 si prefigura come l'anno del record assoluto: nei primi otto mesi si è registrato un incremento del 7,5% della produzione. La Francia resta il primo Paese di destinazione con il 27,63 dell'export, seguita a ruota da Germania con il 23,6% e il Regno Unito con il 13%. Il Giappone (3,17%) e l'Europa dell'Est fanno segnare il trend migliore, con in testa Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria (1,39% nei tre Paesi).

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