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Vino

50 anni per il Consorzio del Rosso Piceno: la success story delle aziende familiari

Autoctoni e bio. È puntando su queste traiettorie di sviluppo che il Consorzio Vini Piceni festeggia quest'anno i 50 anni del Rosso Piceno, la denominazione più rappresentativa a livello di tradizione ed estensione territoriale dei vini rossi marchigiani.

“È stata la prima Doc del nostro territorio e oggi rappresenta la seconda per peso nel panorama marchigiano (dopo il Verdicchio) - evidenzia Giorgio Savini, presidente del Consorzio - Credo di poter dire che, con un gran lavoro di squadra, oggi siamo una realtà consolidata. Certo il Rosso Piceno è un tipico prodotto della cultura marchigiana, che lavora e non si vanta. Questo rosso classico della costa adriatica, dove il Montepulciano la fa da padrone, c'è da cinquant'anni, ma è poco conosciuto e molto consumato”.

Cinquant'anni fa l'unione delle forze ha permesso di valorizzare l'identità picena, a partire dalla costituzione di un Consorzio di aziende che sono tutt'uno con le famiglie. “I nostri produttori – rimarca Savini – sono gli stessi da sempre e sono rimasti legati alla proprietà di una famiglia. Anche le aziende più grandi dimensionalmente, a differenza di altre zone d'Italia, sono legate con forza alla proprietà. Anche con il passaggio generazionale, che negli ultimi 10 anni ha visto una accelerazione, il vino è rimasto una cosa di famiglia, senza affidarsi a supermanager esterni”.

Forse per questo la nuova generazione di vignaioli quarantenni che oggi guida le aziende del Piceno non ha puntato tutto sulla comunicazione, ma ha spinto sull'innovazione investendo su nuovi vitigni e lavorando sul riconoscimento di nuove denominazioni. E a sentire il presidente, la caratteristica più marcata di questi vini “è il produttore, che ancora oggi produce e vende il vino come se offrisse qualcosa di intimamente suo, senza inseguire le mode”.

Un Consorzio, quattro denominazioni
Montepulciano e Sangiovese (bacca rossa), Pecorino, Passerina e Trebbiano (bacca bianca) sono i vitigni coltivati nel Piceno. Le denominazioni tutelate sono il Rosso Piceno Doc (Montepulciano 35-85% e Sangiovese 15-50%), il Falerio Doc (Trebbiano toscano 20-50%, Passerina 10-30% e Pecorino 10-30%), il Terre di Offida Doc (Passerina min. 85%) e l'Offida Docg bianco (Passerina o Pecorino min. 85%) e rosso (Montepulciano min. 85%).

Con quarantacinque aziende associate, una rappresentatività che supera l'80% della produzione delle uve e un'incidenza del 50% sulla produzione globale di vino regionale, il Consorzio ha oggi in carico la tutela di Rosso Piceno Doc, Falerio Doc, Terre di Offida Doc e Offida Docg.
Il Consorzio negli ultimi anni ha raggiunto numeri e risultati importanti, puntando sugli autoctoni e sulla produzione biologica, adottata da due terzi del suo vigneto soci.

I 45 soci sono imprenditori direttamente coinvolti in una o più fasi di produzione delle Doc e Docg tutelate. Nel 2017 hanno confezionato circa 7 milioni di bottiglie, di cui 12,2mila ettolitri certificati. La maggiore produzione in termini di bottiglie riguarda il Rosso Piceno (3,13 milioni), seguito dall'Offida Docg (circa 2 milioni), dal Falerio (1,83 milioni) e dalla piccola Terre di Offida (33mila).

I vini da Passerina e Pecorino (vitigni alla base delle denominazioni Offida Docg e Terre di Offida Doc) sono invece nella top 5 nella classifica sull'incremento delle vendite nella Gdo nel 2016, rispettivamente con +24% e +19,2%.

“Il vigneto-Marche è oggi in leggera espansione – riferisce il presidente del Consorzio – I viticoltori ci credono e investono. L'obiettivo è che i nostri vini vengano apprezzati per quello che sono, per un'identità forte e non solo per una moda commerciale. Quando noi pensiamo un vino abbiamo almeno 7 anni davanti per arrivare a commercializzarlo, forse anche per questo non crediamo alle mode. Questo non vuol dire che non crediamo nell'importanza degli sforzi mirati a far conoscere il nostro territorio e ad accogliere che lo vuole conoscere, partendo dai nostri vini”.

Focus sull'export in Usa, Canada e Cina
È di oltre 7,8 milioni di euro il budget investito dal Consorzio Vini Piceni in promozione tra il 2010 e il 2017 (grazie soprattutto ai fondi Ocm Vino e PSR Marche). “Solo nell'ultimo anno abbiamo destinato più di 2 milioni di euro per la promozione delle nostre denominazioni e del territorio piceno nel mondo e nel nostro Paese - rimarca il presidente Savini - Per affermare la qualità del Made in Marche è fondamentale fare gioco di squadra, con un'azione sinergica e sostenibile”.
Sul fronte estero, il mercato target più importante sono gli Stati Uniti, che assorbono circa il 43% del budget Ocm, seguiti dalla Cina (30,8%) e dal Canada (26,4%). Ci sono aziende più strutturate che viviono di export, ma azioni promozionali a livello di Consorzio sono quelle tradizionali: media relations, eventi nei punti vendita, workshop e degustazioni per operatori, incoming di buyer e giornalisti e partecipazione a fiere di settore.
Un fronte su cui il Consorzio sta lavorando con un progetto di lungo periodo è il turismo enogastronomico, centrato sulla capacità di accoglienza

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