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Tra volpi alate e antichi decori, la seconda vita del Quadri firmato Starck

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Ristoranti

Tra volpi alate e antichi decori, la seconda vita del Quadri firmato Starck

Ti guardano con occhi vispi. E a tutta prima non ti accorgi di cosa ci sia di strano. Poi alzi lo sguardo e vedi che - effettivamente - qualcosa non torna. Hanno le ali. Una volpe, un coniglio, un altro piccolo roditore, accoccolati su una mensola del ristorante.

Benvenuti al Quadri, Piazza San Marco, Venezia. O meglio, bentornati. Anche il secolare caffè sembra tornato, più splendente che mai. Risvegliato da un placido torpore. E riportato a seduttiva baldanza dall’intreccio di tre personalità speciali e a loro modo spericolate.

Massimiliano e Raffaele Alajmo

I due fratelli Alajmo, che gestiscono il Quadri dal 2011, e Philippe Starck, l’archistar francese di nascita ma veneziano d’adozione.

Un designer di grande fama e firma riconoscibile, uno chef tra i più acclamati, un supermanager della ristorazione e non solo. 

Il risultato è stato un restauro per sottrazione, senza clamori estetici,  rispettoso, ma pieno di sorprese. Piccoli sotterfugi, rimandi colti, presenze chimeriche (come il coniglio con le ali o il leone di Venezia appeso a gambe all’aria).

All’inizio fu uno scherzo

Tanta voglia di scherzare. “Del resto già la prima volta che ci siamo incontrati, dieci anni fa - confida Starck - non smettevamo di ridere. Più li conosco e più mi sorprendo di questi due fratelli eccezionali. Differenti e complementari”. Se Massimiliano, come dice il designer, è “una specie di angelo, che deve pesare 21 grammi, quanto il peso dell’anima”, Raffaele all’opposto divora la vita ed è “pieno di energia”.

Quando hanno deciso di rimettere le mani al Quadri la prima certezza stata quella di avere a che fare con “l’essenza di Venezia”: quindi “non ho inventato niente”, dice Starck. “Gli abbiamo ridonato la vita, lo spirito, la magia, la meraviglia e la poesia della città”.

Enigmi e presenze chimeriche

Per questo motivo ogni spazio ha un simbolo, un messaggio. Ovunque, pervasivo, il rimando all’acqua alta. A partire dall’insegna esterna in ottone, che degrada di colore proprio come le gambe dei tavolini, in ossequio all’ossidazione naturale dovuta all’effetto corrosivo dell’acqua alta, compagnia alquanto assidua nella piazza più famosa del mondo.

Anche il bancone all’ingresso segna i vari livelli raggiunti dalle maree negli anni, fino a un segno alto tre metri “che sarà quello raggiunto nel momento in cui Venezia sprofonderà”.

L’acqua rende Venezia surrealista secondo Starck e gli animali con le ali sono una metafora della leggerezza dell’essere, la stessa leggerezza e fluidità che si ritrova nella meravigliosa cucina di Max. In fondo, commenta il designer, si tratta della medesima semantica.

Restauro rigoroso

Più prosaicamente, il restauro ha recuperato i decori di inizio ‘900 e della seconda metà dell’800: un lavoro intenso, portato avanti nelle ore notturne, che ha eliminati strati e strati di vernici. Al ristorante Quadri del primo piano invece le pareti sono rivestite di un tessuto ridisegnato da Starck che ha interpretato in chiave contemporanea (qua e là compaiono anche i volti dei due fratelli) il più antico disegno della Tessitura Bevilacqua. Tutti gli interventi sono stati realizzati da artigiani veneziani: il grande lampadario Rezzonico in vetro di Murano degli anni Trenta è stato restaurato, ma gli fa da contraltare uno nuovo, di analoghe dimensioni, d’impatto surrealista, dell’artista francese Aristide Najean approdato a Murano nel 1985 per apprendere l’arte del vetro. Mentre per gli specchi ci si è affidati ai fratelli Barbini, storica famiglia di maestri vetrai muralesi attiva dal 1570.

E a tavola…

Un ambiente che influisce anche sulla proposta gastronomica. «La cucina del Quadri - spiega Massimiliano Alajmo - non può prescinderne, viene influenzata dall’ambiente, in un processo di contaminazione reciproca che porta con sé anche le sedimentazioni del tempo. Come nel futuro fluiscono il passato e il presente così la cucina vive della contaminazione passata non solo negli ingredienti ma anche nel servizio. Una proposta gastronomica legata dunque al territorio, alla laguna e ai suoi prodotti, alla tradizione veneziana, ricontestualizzata storicamente ai giorni nostri attraverso una nuova luminosità che le conferisce maggiore profondità».

Al Ristorante Quadri, oltre alla scelta à la carte, la proposta si divide in tre menù degustazione: Max, Raf e Quattro Atti. Il menù Quattro Atti, è pensato per una tavola condivisa e conviviale: ogni atto comprende più pietanze che vengono disposte al centro in un invito allo scambio informale. Può essere focaccia fritta, baccalà mantecato e caviale, oppure risotto con anguilla affumicata, mezzi pacchetti con scampi e cime di rapa , zappetta di verze e tagliatella di cacio con salsa all’amatriciana.

Che sia il più impegnativo menù del ristorante stellato del primo piano o uno spuntino fugace al Quadrino è garantita un’immersione “olistica” nelle venezianità più pura. Bravi.

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