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Non solo Svezia, anche l'Italia delle Dop non ha inventato tutto da sola

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storie di eccellenza

Non solo Svezia, anche l'Italia delle Dop non ha inventato tutto da sola

Le polpette svedesi sono turche. Comprese quelle offerte in tutto il mondo da Ikea. E anche il caratteristico cavolo stufato svedese è stato importato dalla Turchia. Lo ha ammesso candidamente l'account Twitter ufficiale della Svezia, aggiungendo che le polpette svedesi sono basate su una ricetta che re Carlo XII importò dalla Turchia all'inizio del XVIII secolo.
Scandalo? Macchè! E gli italiani allora che con il marketing hanno costruito l'immagine di una gastronomia di lunga tradizione e d'eccellenza? “Grazie al marketing l'industria italiana, dal secondo dopoguerra, ha fatto grande la gastronomia tricolore. Inventando le Denominazioni e costruendo intorno al prodotto lo storytelling” sostiene Alberto Grandi, docente all'università di Parma, nel suo libro “Denominazioni di origine inventata”.
Grandi sostiene che l'Italia non aveva alcuna tradizione culinaria, si tratta di una bufala perché fino a pochi decenni fa l'obiettivo principale degli italiani era mettere insieme un pranzo con una cena.

I totem: dal Parmigiano alla pasta
Prendi il Parmigiano reggiano, per esempio. “Ha mille anni di storia, ma quello citato da Boccaccio non assomiglia affatto al prodotto attuale. Era molto più piccolo. A Parma per di più non era nemmeno di grande qualità” sostiene Grandi.
E il prosciutto? “Le qualità protette sono ben 10. I modenesi dicono che è stato inventato dai celti, i parmigiani dai romani e via andando. In realtà dal Friuli alla Sicilia, come in Europa, si è sempre lavorata la coscia di maiale, salata e messa a stagionare. Comunque nei Baedeker di inizio ‘900 si parla di prosciutto toscano e non di quello di Parma, la cui fama risale alla seconda metà del secolo. Il Consorzio è nato nel 1963, due anni dopo quello di San Daniele, ma ha il primato del mercato con il 40%”.
La pasta è fatta, fino al 40%, con grani esteri, a volte di qualità migliore di quelli italiani, quelli che tengono la cottura, e fino al '45 consumata perlopiù a Napoli, dove veniva prodotta. Il Senatore Cappelli è frutto di incroci di molte varietà di grani diversi, in particolare una che viene dalla Tunisia. “La pasta italiana è stata a lungo più africana che italiana” sostiene il docente.
La pizza: è sempre esistita in tutte le civiltà mediterranee: un disco di pasta con sopra un condimento. Comunque il successo della pizza è stato propiziato dai 15 milioni di italiani emigrati in America.

La bufala del Panettone
E il Panettone? Un dolce esclusivamente italiano. “Non è mai esistito davvero, è un'invenzione ben elucubrata del 1919 di Angelo Motta, oggi ripresa dagli artigiani pasticceri. Altro che ‘pan de Toni'. Nel 1937 Alemagna inaugura la sua linea industriale in un'ex filanda. La produzione artigianale è cominciata negli anni '80, con il declino della grande industria”.
E che dire dei pomodori Pachino? “Un ibrido brevettato nel 1989 in Israele. In mancanza di semi che garantiscano le stesse caratteristiche con continuità i coltivatori comprano ogni anno nuove piantine nei vivai” spiega Grandi.

Strategia del valore
Insomma un'operazione verità quella di Grandi (forse con qualche forzatura) che se annienta le certezze sulle tradizioni centenarie della cucina italiana, dall'altra esalta la cultura delle Denominazioni agroalimentari, di cui l'Italia è leader europeo con oltre 800 tra Dop e Igp (decisamente troppe). E che si è dimostrata vincente.
Insomma dagli anni Sessanta nel nostro Paese si è seguita con determinazione la strategia del valore: garantire la qualità e la tracciabilità di un prodotto, legato a un territorio. Salvo qualche incidente di percorso, come il recente scandalo delle 300mila cosce di falso prosciutto crudo di Parma e San Daniele su cui sta indagando la procura di Torino.

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