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STORIE DI ECCELLENZA

Osservatorio alimentare anti-fakenews mentre corrono i prodotti “salutisti”

Un Osservatorio alimentare online per contrastare le fake news con una corretta informazione basata su dati scientifici e contributi autorevoli di scienziati, nutrizionisti e professori universitari. Insomma una sorta di Pronto intervento contro le notizie false che rischiano di ingannare il consumatore. Ma la migliore medicina contro la disinformazione è il ruolo responsabile dell'industria alimentare che ha investito oltre 100 milioni negli ultimi 10 anni per offrire prodotti dal profilo nutrizionale migliore. Senza contare quelli “salutisti” (integrali, bio, vegetali, free from) che nel 2017 hanno registrato vendite per circa 4 miliardi.
L'Osservatorio alimentare è un progetto promosso dai giovani di Federalimentare, a cui aderiscono 14 associazioni nazionali delle imprese, annunciato nel corso di Cibus a Parma (aperta fino al 10 maggio).

Dati non parole
“Osservatorio Alimentare è un luogo di dibattito - commenta Alessandro Squeri, presidente dei giovani imprenditori di Federalimentare - che privilegia sempre l'approccio scientifico, senza cedere ai facili sensazionalismi. Ma soprattutto è uno spazio di approfondimento a disposizione di tutti su ciò che più ci riguarda da vicino: quello che mangiamo”.
Da un'altra analisi del Censis emerge che i consumatori chiedono sempre più informazione di qualità: in particolare, l'85,7% degli italiani e l'87,4% dei Millennials si informano prima di acquistare un alimento. Di questi, il 57% della popolazione (di cui il 74,2% è costituita da Millennials) lo fa tramite siti web e il 35,2% attraverso i motori di ricerca.
“Solo” il 30,1% degli italiani prende come punto di riferimento per la propria informazione alimentare la televisione.
“I consumatori sono molto sensibili alle notizie che arrivano - sottolinea il vicepresidente Benedetta Mayer -. Per esempio qualche anno fa la notizia della carne associata al cancro provocò un crollo delle vendite del 20%”.

Spegnere i semafori
Fake news a parte, l'industria alimentare italiana è chiamata a contrastare anche strumenti grossolani anti-obesità come i semafori alimentari inglesi e il Nutri-score francese. Non basta opporsi ai semafori: l'industria alimentare italiana deve fare di più per assecondare un trend salutista strutturale. E spuntare l'arma dei semafori. “L'industria italiana ha fatto tantissimo in questi ultimi anni - risponde Squeri -. Ha ridotto grassi saturi, calorie, zucchero, sale, coloranti e ha introdotto prodotti con più fibre, porzioni ridotte e con etichette più chiare”.
Un caso concreto è quello dell'industria pastaria e dolciaria (che aderisce ad Aidepi): dichiara in 10 anni un netto miglioramento delle caratteristiche nutrizionali di 5 categorie merceologiche. Il sodio nei cereali da prima colazione è stato ridotto del 61%, gli zuccheri del 9% e gli acidi grassi trans sono stati completamente eliminati. Mentre la presenza di fibre è più che raddoppiata, arrivando al +145%.
Nei biscotti i grassi saturi sono stati dimezzati e le fibre sono schizzate del 65%. Nei craker il sodio è stato tagliato del 35% e nelle merendine il contenuto calorico per porzione è stato abbattuto del 21,5%.

Trend al supermercato
“L'industria italiana del dolce - sostiene Paolo Barilla, presidente di Aidepi - ha investito oltre 100 milioni nel percorso decennale di miglioramento della qualità nutrizionale dei nostri prodotti. E il nostro impegno non si ferma qui. Vogliamo avere un ruolo propulsivo nello sviluppo di una cultura imprenditoriale socialmente responsabile”.
Ma una visione complessiva dei prodotti salutisti e dei nuovi trend dell'alimentazione si ha alle casse del supermercato. La società di ricerche di mercato Iri ha rilevato che nel 2017 i prodotti integrali, base cereale e soia/vegetale, senza lattosio e senza glutine hanno realizzato vendite per circa 2,5 miliardi, risultando ancora in crescita sostenuta (eccetto i prodotti base soia/vegetale), ma in rallentamento rispetto al 2016. A questi si aggiungono i prodotti Bio che hanno raggiunto da soli 1,5 miliardi, +13%.

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