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Vini italiani e cucina giapponese: una guida agli abbinamenti

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Vino

Vini italiani e cucina giapponese: una guida agli abbinamenti

Arriva la prima guida all'abbinamento tra vini italiani e cucina giapponese. A realizzarla non poteva essere che Shigeru Hayashi, l'esperto che già nel 1996 aveva scritto la “bibbia” dei vini italiani per i giapponesi, arrivata di recente alla quarta edizione (circa 60mila copie). Ora una pubblicazione più agile, edita da Banraisha, si concentra sul tentativo di ampliare gli spazi di mercato nel Sol Levante con il suggerimento di 42 etichette italiane da coniugare al made in Japan alimentare.

Vini italiani e cucina giapponese una guida agli abbinamenti

“Da noi i vini italiani si sono affermati, ma restano per lo più confinati nel circuito dei circa 10mila ristoranti italiani, con una presenza anche in altri ristoranti di cucina straniera – afferma Hayashi – Per espandere le opportunità di mercato, è importante che il vino italiano possa entrare nell'ambito della casa, delle famiglie. E quindi in abbinamento alla cucina nazionale. Per arrivare a questo, va dato l‘esempio, cercando di affermare una presenza del vino italiano anzitutto in compagnia dei piatti che si gustano in ristoranti di qualità, che servono piatti non di tutti i giorni. Poi il messaggio, speriamo, potrà filtrare nella quotidianità del consumatore. Il che porterebbe a una crescita complessiva di un prodotto insidiato dall'alto dai vini francesi e dal basso dai vini del nuovo mondo che spesso godono di vantaggi sui dazi. Ricominciando così a espandersi, anche al di là di fenomeni particolari come la recente moda del prosecco”.
Hayashi era giunto a Milano nel 1982 per gestire il ristorante upmarket Suntory. In seguito ha affiancato ad alcune esperienze imprenditoriali un ruolo di ambasciatore del vino italiano nel Sol levante, che gli è valso vari riconoscimento (compreso il premio letterario “Emozioni” dedicato ai sommelier che valorizzano con le loro pubblicazioni il vino italiano nel mondo.

Italiani in attesa. Non è ancora prevista una traduzione in italiano, che sarebbe certamente opportuna. Diciamo la verità: non sappiamo bene cosa bere quando andiamo a un ristorante giapponese. Spesso ordiniamo birra con un senso di ripiego. “In effetti magari la birra puo' andar bene per dissetarsi all'inizio, ma a tutto pasto gonfia inutilmente. Molto meglio il vino!”, afferma Hayashi. In Italia, prosegue, ancora la cucina nipponica tende a identificarsi con sushi e sashimi. Ma è molto più variegata. In linea di massima, con il pesce crudo può andar bene un bianco secco e un po' aromatico, con sukiyaki e shabushabu un rosso non troppo importante. Con yakiniku e teppanyaki il rosso può esser più corposo. Certo, occorrera' poi trovarlo. Ma nei veri ristoranti giapponesi – non nelle miriadi di imitazioni – ormai si possono ordinare non di rado etichette su uno spettro sufficientemente ampio. Peccato che non si trovi ancora una guida…

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