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Javier de las Muelas sceglie Sorrento per il suo primo Dry Martini d'Italia

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INTERVISTA

Javier de las Muelas sceglie Sorrento per il suo primo Dry Martini d'Italia

(®BRUNELLAIORIODRYMARTINI)
(®BRUNELLAIORIODRYMARTINI)

Javier de las Muelas, considerato uno dei più importanti mixologist a livello mondiale e a capo di un impero - possiede oltre 30 cocktail bar in quattro continenti -, ha scelto di aprire il suo primo locale italiano a Sorrento.

Il celebre creatore di tendenze ha inaugurato così, lo scorso 30 maggio, al Majestic Palace Hotel a Sant'Agnello di Sorrento, insieme ai proprietari Giulia Rossano e Lucio d'Orsi, il suo sesto Dry Martini by Javier de las Muelas, dopo quelli di Barcellona, Madrid, Londra, Rio de Janeiro e San Louis Potosi. Il locale ha una collocazione unica: affacciato sul Golfo di Sorrento, ha un bar interno e una terrazza con vista sul mare e sul giardino di 12mila mq di limoni e ulivi, che poi sono anche gli ingredienti principali del perfetto Dry Martini, che nella versione sorrentina è a base di vodka francese Gray Goose.


L'apertura italiana riveste anche un significato particolare, dal momento che nel 2018 il brand compie 40 anni. Javier ha acquisito Dry Martini solo nel 1996 direttamente dalle mani del suo Maestro Pedro Carbonell. Così, è diventato il proprietario del famoso locale che è stato sette anni nell’elenco dei World´s 50 Best Bars, onore che è toccato solo a sei bar nel mondo. Il mescolare tradizione, classe ed eleganza, con innovazione e creatività intelligente è il sigillo che lo caratterizza. Successivamente ha creato Speakeasy, un ristorante omaggio ai clandestini del proibizionismo. Il salto nel mondo della gastronomia arriva con l'apertura di Casa Fernández e l'acquisizione di Montesquiu, ristoranti caratterizzati da una variegata offerta di piatti e tapas. Nel 2011, in seguito alla sua incessante irrequietezza nella ricerca di prodotti unici e innovativi, Javier ha creato The Academy. Una fabbrica di idee dove lavora con il suo team, dedicata allo sviluppo di talenti con masterclass e workshop.

“Un cocktail bar può contribuire a migliorare la vita delle persone, può essere un luogo d'incontro dove il rituale della conversazione può trasformarsi nel cocktail perfetto per una nuova storia”, ama ripetere.

Perché ha scelto proprio Sorrento per il suo locale?
Nelle mie scelte sono più importanti le persone dei luoghi, a dire il vero. Mi sono trovato in perfetta armonia di pensiero e intenti con Giulia e Lucio, i proprietari del Majestic. Anche il progetto è molto speciale: non è facile trovare un panorama simile e poi questo giardino, da cui cogliere direttamente gli ingredienti freschi per i 100 cocktail che compongono la lista di tutti i Dry Martini del mondo.
Pensa già a nuove aperture?
Sto progettando nuovi locali a Bali, in Thailandia, Cina, Germania… Un grande progetto a cui sto lavorando da tempo è l'apertura di un bar nell'aeroporto di Barcellona: il Montesquiu. Sullo stesso concetto di quello in città, abbinerà cocktail e tapas. E' una grande sfida lavorare in un aeroporto.
Dry Martini, oltre a un brand, è anche un cocktail intramontabile.
Qual è il segreto per creare mix che passano alla storia?
Se ci pensa i cocktail che sono considerati dei classici hanno solo due-tre, ingredienti. E' l'equilibrio tra questi che li rende intramontabili. Un cocktail non deve trasformarsi in un'insalata. Del resto, è solo una bevanda per trascorrere del tempo in un bar, un accompagnamento. Come la musica in un film.
E invece cosa fa il successo di un cocktail bar?
Oltre alla qualità, la cultura del servizio. L'ho imparato guardando il film di Benigni “La Vita è Bella”, dove il maestro insegna a Roberto l'arte dell'inchino e gli dice che “Dio serve gli uomini, ma non è sevo degli uomini. Servire è l'arte suprema”. Così deve essere anche un bravo barman.

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