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La Maremma non è (solo) una terra di grandi vini rossi

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VARIETA’ SUL TERRITORIO TOSCANO

La Maremma non è (solo) una terra di grandi vini rossi

La Maremma che non ti aspetti vira sul bianco e sui rosati, sapidi ed eleganti. Anche nell'annus horribilis 2017, con una vendemmia a dir poco scarsa parzialmente compensata da una qualità delle uve al di sopra delle aspettative, il mondo dei vini bianchi – Vermentino in primis - dei rosati sembra confermare un'evoluzione già evidenziata negli ultimi 6 anni. Scorrendo i dati presentati, in occasione della 3. edizione di Maremmachevini, dal direttore del Consorzio DOC Maremma Toscana Luca Pollini emerge infatti un trend significativo. Innanzitutto la vendemmia 2017, su un totale di oltre 80mila quintali, ha visto una flessione delle uve per vini rossi (oltre 53mila quintali) e per vini bianchi (oltre 22mila quintali), mentre le uve per rosati hanno superato i 4mila quintali. E considerando l'imbottigliato, la DOC Maremma ha visto quasi raddoppiare il peso dei bianchi negli ultimi 6 anni.

«La nostra varietà è la nostra forza», rimarca Edoardo Donato, presidente del Consorzio che oggi conta 304 aziende associate per 5,7 milioni di bottiglie all'anno. «Strutturalmente la Toscana è una terra di vini rossi, che rappresentano circa l'88%, ma nel nostro territorio questa percentuale scende al 67% e si attesta come novità nel panorama regionale. Forti dell'essere il quarto vigneto della Toscana, abbiamo l'ambizione di ampliare gli orizzonti del gusto e dell'immaginario classico attraverso l'espressione della più grande varietà e qualità di vini che il nostro vasto e meraviglioso territorio può offrire».

Un vigneto variegato, tra internazionali e autoctoni
Il vigneto della provincia di Grosseto offre un quadro, dal punto di vista ampelografico, molto più vario e complesso rispetto ad altre aree della Toscana. Pur registrando una forte presenza del Sangiovese (circa 48% della superficie totale), per il resto si riscontra un certo equilibrio tra varietà tradizionali e vitigni internazionali, il che consente di presentare sul mercato un'offerta di vini dalle caratteristiche molto peculiari, direttamente influenzate sia dal tipo di varietà sia dalle diverse caratteristiche pedoclimatiche del territorio.

Oltre ai rossi di Maremma, consolidati nella cultura enologica internazionale, bianchi e rosati concorrono alla spinta della denominazione. I dati degli imbottigliamenti dell'annata 2017 fotografano un trend di continua crescita, arrivando a sfiorare i 5,7 milioni di bottiglie totali, delle quali più del 41% è della tipologia Rosso e oltre il 17% di Vermentino (che con oltre 700 ettari di vigneto ha un output di circa 1 milione di bottiglie). Al primo posto del podio c'è dunque il Maremma Toscana Rosso con un incremento, sul 2016 del 17,06%, seguito da Vermentino e Sangiovese, entrambi in calo rispetto al 2016.
«La nostra azione di promozione tende a esaltare la complessità della Maremma Toscana nella sua interezza - spiega il presidente Donato - valorizzando e unendo le diversità, ricercando sinergie e collaborazioni con le altre denominazioni toscane e provinciali (nello specifico, con Morellino e Montecucco), per condividere gli elementi di riconoscibilità capaci di attrarre gli amanti del bello e del buono da tutto il mondo».

La Maremma è infatti un territorio unico che possiede un incredibile patrimonio culturale ed eno-gastronomico, per molti ancora poco conosciuto. La grande diversità del terroir permette di offrire un' ampia scelta di vini, con un importante apporto di vitigni coltivati. Uve internazionali - Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Viognier, Sauvignon, Chardonnay, Petit Verdot - riescono a esprimere sentori e profumi peculiari, affiancandosi alla storicità e alla tipicità di quelle autoctone, come Ciliegiolo, Alicante e Vermentino, varietà che contraddistinguono fortemente la Denominazione.

Rossi solidi e non piacioni
La Maremma che ti aspetti è invece quella dei rossi solidi e strutturati, sempre più spesso evoluti con piglio contemporaneo. Puliti e tutt'altro che piacioni, i vini della DOC sanno provocare, ma senza perdere il filo di un'esperienza consolidata.
Tra le aziende della DOC maremmana si contano strutture complesse, capaci di volumi importanti, e piccoli vignaioli indipendenti.
Si passa dai 176 ettari vitati (in conversione biologica) della Tenuta Rocca di Montemassi in proprietà Zonin, che oltre a un sobrio rosato 100% Syrah vanta la Cru ammiraglia nel Rocca di Montemassi (Petit Verdot, Syrah, Cabernet Sauvignon), alla boutique Poggio Cagnano con i blend accuratamente selezionati di Ciliegiolo, Merlot e Sangiovese.
Sono senz'altro interessanti in Maremma le esperienze dei vignaioli indipendenti. Come Il Civettaio a Civitella Paganico, che con 7,5 ettari di vigne in biologico immerse in 10 di boschi e 12 di uliveto produce solo 25mila bottiglie, trattate come gioielli. Dalle uve Sangiovese lavora un rosato in purezza, frutto di una vendemmia leggermente anticipata e solo acciaio, e un rosso molto curato e pulito. Merita una menzione il blend Poggio al Commissario - 60% Sangiovese, 20 e 20 Cabernet Sauvignon e Merlot - che ha un naso intenso ed equilibrato e che arriva con una piacevole rotondità al palato.


Last but not least, un'altra boutique winery del gruppo Fivi che colpisce per la qualità dei vini e per il rapporto qualità/prezzo è Muralia a Roccastrada - 14 ettari vitati per 65mila bottiglie prodotte. Oltre a un Vermentino di grande pulizia e a un rosato (100% Syrah) elegante e misurato, la piccola azienda maremmana ha nel carnet il Babone - blend ben cesellato di Sangiovese e Syrah - e un eccellente Sangiovese in purezza (Altana) che esprime l'eleganza di un affinamento non prolungato.

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