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La rivincita del Nero d’Avola

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Vino

La rivincita del Nero d’Avola

L’associazione è nata meno di due settimane fa, anche se del progetto si parla almeno da un paio di decenni. Ora il debutto è ufficiale, la Strada del Vino e dei Sapori della Valle dei Templi si aggiunge alle altre 13 strade siciliane che percorrono come una trama fitta e sottile un territorio orgogliosamente definito “continente”: dall’Etna alla piana di Vittoria, dalla valle del Belice a Noto, in un susseguirsi di paesaggi mozzafiato, storia e cultura.

Qui siamo immersi nella Sicilia ellenica e non a caso il percorso prenderà il via dal tempio di Giunone, per salire a Caltanissetta e riscendere verso il mare di Licata. In tutto circa 250 chilometri, una delle strade del vino più estese della regione se si considera che quella di Noto, ad esempio, si esaurisce in una ventina di chilometri. Nel caso della Valle dei Templi i comuni coinvolti sono più di venti: sei, per ora, le aziende vinicole partecipanti ma si conta che a breve saliranno a quindici (al momento sono associate Cva Canicattì, Milazzo Vini, Grottarossa Vini, Baglio del Cristo di Campobello, Casa vinicola Sicania, Azienda Vitivinicola Lombardo, Baglio Bonsignore, Azienda Camilleri, Azienda Vassallo e Lombardo Vini).

«Ci interessa promuovere all’unisono vino, gastronomia e tradizioni del territorio – spiega il presidente Carmelo Sgandurra – e valorizzare patrimoni unici». Gli appassionati che percorreranno gli itinerari proposti, già nel Parco archeologico faranno conoscenza con la capra girgentana, recuperata in estremo dal rischio di estinzione grazie al coraggio e alla perseveranza di alcuni giovani casari. L’epicentro della Strada è ovviamente il Nero d’Avola, vitigno d’eccellenza del territorio. «Quest’area è particolarmente vocata – spiega Sgandurra, autore di una guida su questo vino già tradotta in nove lingue – ma non vogliamo dimenticare altre eccellenze, dall’olio alla mandorla». Sempre di più si viaggia con la curiosità di conoscere e assaggiare: un turista su quattro (il 22,3% degli italiani e il 29,9% degli stranieri) ha come prima motivazione di viaggio un’esperienza enogastronomica. Un report di Winenews, la piattaforma più accreditata del wine & food italiano, segnala che le eccellenze dell’enogastronomia made in Italy «muovono, da sole, più della ricchezza del nostro patrimonio culturale e degli eventi». Nel 2017 si stima che le presenze legate al turismo enogastronomico siano state oltre 110 milioni, con un impatto economico superiore ai 12 miliardi di euro (15,1% del totale turismo, terza tra le voci di spesa dopo gli alloggi e ristoranti/bar/caffè), con gli italiani che hanno speso di più degli stranieri (7,3 miliardi contro 4,9).

«Siamo nella magia del parco archeologico – continua il presidente – ma anche a breve distanza dalla Strada degli scrittori: Pirandello, Sciascia, Rossi di San Secondo sono nati in queste valli». Due gli esempi virtuosi a cui si è sipirata la nuova associazione: la Strada dell’Etna e quella delle Terre Sicane. In particolare quest’ultima – sottolinea Sgandurra – è stata in grado di attivare un circuito virtuoso con arte e cultura, riuscendo ad attrarre anche un turismo non strettamente legato all’enogastronomia e rilanciando un territorio in affanno. «Non pretendiamo di attrarre lungo la nostra Strada il milione dei visitatori che affolla ogni anno il parco archeologico» strizza l’occhio il presidente, diviso tra la Sicilia e Londra, da dove dirige le attività del Club dei sommelier per la promozione del vino italiano in 13 Stati dell’Est Europa. Ma si capisce che gli piacerebbe un bel po’.

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