Food24

L’Osteria del Conte sposa l'architettura razionalista

  • Abbonati
  • Accedi
NUOVE APERTURE

L’Osteria del Conte sposa l'architettura razionalista

Dopo anni di abbandono, riprende vita grazie ai sapori della tradizione un monumento dell'architettura razionalista degli anni Trenta. A Dalmine in provincia di Bergamo, l'Osteria del Conte ha scelto di spostare i propri locali negli spazi della Torre Littoria del 1936 – uno dei cinque esempi esistenti in Italia - edificio dai caratteri inconsueti per il razionalismo, oggi tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali.
Il progetto di restauro è stato sostenuto dalla famiglia Brembilla e firmato dall'architetto Mario Cassinelli, che ha ripristinato gli ambienti nei quali il contemporaneo incontra marmi austeri e si confronta con i canoni del design moderno di inizio Novecento, tra riferimenti alla scuola della Bauhaus e Gio Ponti.

La cucina
I Brembilla hanno aperto l'Osteria nel 2009 e, al termine di un intervento lungo e delicato, solo pochi mesi fa sono riusciti a spostare il locale nello spazio storico.
L'Osteria – dove ai fornelli comanda lo chef Riccardo Crepaldi, allievo di Gualtiero Marchesi – è conosciuta per la cucina internazionale, che spazia dalla carne (coniglio, manzo, gallina, ma anche cervo) al pescato fornito in giornata, ma anche per il menu della tradizione che porta sul piatto la borroeula di Carlo Casati, i casoncelli fatti in casa e il coniglio con la polenta. Contaminazioni e rivisitazioni sono appannaggio dello chef.


Interior design anni Trenta
La Torre, progettata dall'architetto milanese Giovanni Greppi e realizzata nel 1936, si distacca dalle connotazioni tipiche di un manifesto razionalista per eccellenza come la Casa del Popolo di Giuseppe Terragni a Como, dove oggi è ospitato proprio il Museo del Razionalismo. Greppi infatti scelse di inserire nella struttura in pietra tenera di Predappio elementi come i tubi prodotti dalla Società Dalmine, che fungono da colonne per il porticato in marmo, un riferimento simbolico all'azienda siderurgica committente e un impianto decorativo inusuale per edifici del suo genere.
Questa torre monumentale si colloca esattamente al centro della Dalmine progettata da Greppi, di cui l'edificio è parte integrante. Dalla metà degli anni Venti fino agli anni Cinquanta, infatti, l'architetto realizza anche il municipio, il palazzo direzionale della società Dalmine, oltre a dopolavoro e mensa operaia, casa di riposo, chiesa e importanti quartieri residenziali.
«Protagonista assoluta del progetto di interior design dell'Osteria del Conte è l'architettura stessa – spiega l'architetto Mario Cassinelli - Nessun arredo se non l'essenziale, nessun ornato, nessun decoro, ma una continuità stilistica con il razionalismo, che punta a valorizzarne la tipica struttura a “sovrapposizione di scatole”, tra altezze importanti e riferimenti moderni, dal Bauhaus, a Gropius, a Mies Van Der Rohe, a Gio Ponti». Una combinazione di quinte e pareti modulate dalla luce dialoga con i materiali come il marmo nero e il legno degli infissi, finiture che riprendono la tradizione architettonica degli anni '30, a cui si accostano i materiali contemporanei come vetro e acciaio inox scelti per evidenziare gli elementi tecnici, una soluzione che rende ancora più nitido il contrasto tra il moderno e il contemporaneo».

© Riproduzione riservata