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Ronco Calino, la seduzione del brut in 46 sfumature di Chardonnay

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Ronco Calino, la seduzione del brut in 46 sfumature di Chardonnay

Bere un gran vino può essere musica. Dev'essere uno dei pensieri che attraversano la mente di Paolo Radici, industriale bergamasco delle chimica votato al verbo dell'economia circolare e quindi sostenibile, quando sorseggia uno dei suoi Franciacorta. Soprattutto quando lo fa dalla casa, con vista spettacolare sul lago d'Iseo (cinque chilometri, in linea d'aria) e sui vigneti, che oggi è sua ma che fu del grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli. Il vino è armonia ma anche sapori, profumi, ricordi, storia.

La storia di Radici è una storia di duro lavoro e e d'amore. Tutto inizia con Pietro, il nonno, contadino di Leffe, nella vicina val Gandino: dopo avere fatto molta strada con un calesse carico di coperte, seppe dare vita ad una serie di attività produttive antesignane di una vera storia di successo. Nel 1941 il capostipite di quella che nel 2018 è una dinastia industriale fondò proprio nella sua valle la Tessiture Pietro Radici, che attraverso il figlio Gianni e poi i nipoti Angelo, Fausto (il campione della valanga azzurra di sci, morto nel 2002), Maurizio e Paolo, è diventata un gigante delle fibre chimiche, dei biopolimeri e più recentemente dell'energia rinnovabile.

Una veduta panoramica di Ronco Calino, in Franciacorta

Paolo si divide fra il colosso di famiglia, oltre un miliardo di fatturato e sedi produttive in 16 Paesi, dalla Cina all'Argentina, e la sua vocazione, “vivere in mezzo al verde”. Che si è tradotta nel produrre nel cuore esatto della Franciacorta, suolo morenico, brezze dalla Val Camonica, le bollicine di un brut bio.

Per arrivare a Ronco Calino basta una piccola deviazione dopo essere usciti dalla A4 a Rovato: si imbocca un viottolo in salita e si lasciano alle spalle traffico e rumori. La salita si stempera poco dopo in una discesa su una straordinaria valletta ricoperta di vigneti. Ad accogliere l'ospite un cartello che racconta le cure dedicate alle vigne certificate bio (il 100% dei 10 ettari monocru) e che invita al medesimo rispetto per l'ambiente.

Paolo Radici vive qui dal 1996 e dalla terra una cosa per certo l'ha imparata: “La pazienza”. Ma è nel ‘99 che inizia la costruzione della cantina, originariamente pensata per fare maturare il vino per gli amici, ai piedi della collina su cui svetta la casa. Oggi quegli amici sono un club di appassionati sempre più numeroso ed esigente: merito anche del lavoro incessante della moglie, Lara Imberti Radici.

Nel suo impegno quotidiano, Lara è affiancata dall'enologo Leonardo Valenti e dall'agronomo Pierluigi Donna. I due consulenti operano a stretto contatto con il team di Ronco Calino: Anna Zanardini, Silvia Ghilardi, Graziano Buffoli, Daniele Martinelli e Paolo Serioli. Un gruppo di lavoro che, con un'età media inferiore ai 30 anni, incarna lo spirito appassionato e ambizioso della Franciacorta contemporanea.

Leonardo Valenti, enologo di Ronco Calino

Chardonnay - 46 sfumature diverse a seconda dei terreni - e Pinot nero (il 25% dei vigneti di questa azienda contro il 15% medio della denominazione) sono i signori incontrastati. Ma c'è anche una decina di filari sperimentali dell'antico vitigno autoctono Erbamat.

All'assaggio, i Franciacorta seducono coniugando freschezza, ricchezza ed estrema pulizia gustativa. Il classico e iconico Brut, il cremoso Satèn, l'intransigente Nature e il Millesimato, opulento e pieno, profumo di gelsomino, invecchiato almeno dieci anni; ma anche la sorpresa Rosé Radijan, dedicata al padre di Paolo, Gianni, il poderoso Centoventi e il longevo Sinfonia No.13, senza tralasciare i fermi Curtefranca Lèant e Ponènt e L'Arturo, Pinot nero in purezza da sole 1200 bottiglie all'anno. Listino tra i 21 e i 28 euro a bottiglia, fino ai 120 della magnum di Centoventi, per un buon rapporto qualità/prezzo.

“Ronco Calino è un'oasi, ha numeri piccoli: ha raggiunto il break even con 70 mila bottiglie. Il potenziale massimo arriverà a 90mila bottiglie entro il 2020”

 

Abbiamo gustato il Satèn e il Millesimato all'Osteria della Villetta, storico ristorante di Palazzolo sull'Oglio, Grazia e Maurizio Rossi in plancia di comando, descritta dalla guida Michelin “da oltre cent'anni baluardo della tradizione bresciana”, tra i suoi “arredi liberty e atmosfera retrò” a “contorno di gustosi piatti del territorio”. Il Franciacorta di Paolo Radici, da autentico “terroir”, ha accompagnato tutto il pasto, fino al gelato di crema con retrogusto di halva (dolce mediorientale al sesamo) firmato dal guru dell'arte povera Michelangelo Pistoletto. Altra prova del fatto che cultura, arte, gusto e vino sono elementi simbiotici.

Ronco Calino ha numeri piccoli: per dire, ha raggiunto il break even con 70 mila bottiglie (lo champagne è prodotto in 340 milioni, l'iberico Cava in oltre 200, tutta la Franciacorta produce 17 milioni di bottiglie). Il potenziale massimo arriverà, con una recente acquisizione di 3 ettari a Provaglio d'Iseo, a 90mila bottiglie entro il 2020. Quasi una bottiglia su tre viene stappata oltralpe: l'azienda, infatti, esporta il 30 per cento della produzione, contro una media del territorio del 12 per cento. Ronco Calino si trova in Belgio, Svizzera, Germania, Danimarca, Stati Uniti e Giappone, con una piccola presenza in Nuova Zelanda, Regno Unito e Messico.

Infine, un dettaglio che conta: la bottiglia. Si riconosce per forme morbide, il lungo collo slanciato e la “R” in rilievo sul vetro. L'etichetta rivela un pianoforte: è un omaggio a Benedetti Michelangeli.

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