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Mora & Memo, il progetto di Elisabetta Pala fuori dalla famiglia

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Mora & Memo, il progetto di Elisabetta Pala fuori dalla famiglia

È alla testa della delegazione regionale Le Donne del Vino - un gruppo di 28 produttrici, ristoratrici, sommelier ed enologhe unite per la cultura del vino sardo – e con un gruppo di giovani viticulturi è oggi impegnata sul progetto di una Doc Serdiana. Elisabetta Pala è innamorata della sua terra e fa di tutto per raccontarla.
Certo, se nasci a Serdiana, piccolo borgo del Campidano a venti chilometri da Cagliari, è pressoché certo che la tua famiglia abbia a che fare con il vino. Se poi la tua famiglia è tra le più conosciute della Sardegna per quell'azienda vinicola fondata nel 1950 da Salvatore Pala, molto probabilmente il vino sarà nel tuo destino.

Elisabetta Pala ha consapevolmente abbracciato questo destino, ma anziché entrare nella maison di famiglia ha voluto di fare di testa propria.
Nel 2011, ereditati (da parte di madre) quaranta ettari di vigneti nel territorio di Serdiana, ha deciso di dar vita al progetto Mora&Memo. Una boutique winery nata con l'idea fissa di “fare un vino che mi somigli”, rivela la giovane vignaiola. “Quando ho deciso di intraprendere la mia strada, in paese tutti hanno Immaginato una rottura con la famiglia - racconta divertita Elisabetta Pala - In realtà sono legatissima alla mia famiglia, che anzi ha capito e appoggiato questa mia scelta e mi supporta costantemente”.

Elisabetta Pala

Una donna del vino
Elisabetta Pala respira lo spirito della viticoltura con nonno Salvatore e soprattutto con il padre Mario, che la coinvolge fin da piccola nelle attività in vigna. Con lui passa i pomeriggi doposcuola e le giornate estive in mezzo ai filari. E dopo aver maturato la propria esperienza nella cantina della famiglia, lavorando in particolare sull'internazionalizzazione, sviluppa una personale intuizione su cosa vorrebbe ottenere dalla vigna.
Nel 2011 prende le fila dei 40 ettari di vigneto a corpo unico ereditati a sud sud-est della Sardegna, la cui produzione era precedentemente destinata al conferimento, e fonda Mora&Memo.
Le prime bottiglie sono del 2013. Sull'etichetta ci sono le bandidas create dalla matita di Katia Marcias, figure di donne forti con l'austerità e l'eleganza dei costumi della Sardegna, che rappresentano i valori in cui la cantina si riconosce: “capacità e perseveranza, tradizione e spirito di sacrificio, gusto ed entusiasmo”, tutto al femminile.
Infatti Mora&Memo è imperniata sulla figura forte di Elisabetta, che sviluppa l'attività affiancata da un piccolo team, ma che in vigna si affida ancora all'esperienza del padre Mario.

Vini per giovani con le radici nella tradizione
Sulle colline calcaree a tratti marnose, dove la macchia mediterranea e gli ulivi si intervallano ai vigneti, Mora&Memo alleva in biologico integrato (non certificato) soprattutto Vermentino, Cannonau e Monica, ma anche un po' di Sauvignon Blanc e piccole parcelle dei vitigni della tradizione Bovale, Nuragus e Nasco.
Dalla lavorazione delle uve, la boutique winery produce vini che vogliono essere “giovani, territoriali e moderni – precisa Elisabetta Pala – e proprio per questo abbiamo deciso di non usare il legno”. E in più, avendo scelto una bottiglia bordolese cubana (affascinante, ma non alta e snella), per evitare un eccessivo passaggio dell'aria è stato scelto un tappo in vetro prodotto in Repubblica Ceca.
Sulle etichette ci sono nomi che sembrano diminutivi rivolti agli amici con cui si beve. “Il vino è chi lo fa – mi ha sempre detto mio padre – e per questo ho voluto fare un vino capace di dare confidenza a chi lo beve”.

Tino, il Vermentino di Sardegna Doc, è vinificato in acciaio con lieviti selezionati (dopo una breve permanenza sulle bucce) e successivamente fa affinamento in bottiglia. Spiccano le note vegetali, che lo rendono fresco nonostante una struttura non banale.
Nau, il Cannonau di Sardegna Doc, viene ugualmente vinificato in acciaio (dopo una macerazione sulle bucce con innesto di lieviti selezionati per circa 8/10 giorni a temperatura controllata) e l'affinamento è prima in vasca inox e successivo in bottiglia. Il colore è intenso e il profumo è leggermente speziato, in bocca rimane una morbidezza acerba che sottolinea il mancato passaggio in legno.

Ica, prodotto da uve Monica di Sardegna Doc, è forse il progetto più stimolante di Mora&Memo. Prodotto con un processo identico al Cannonau, il Monica esprime un'eleganza che poggia su una grande tradizione, dato che i monaci benedettini – stabiliti nell'area della chiesa di Santa Maria di Sibiola - coltivavano quest'uva a Serdiana già nell'XI secolo.
Infine Tino Sur Lie, un Igt Vermentino 80% e Sauvignon Blanc 20%, che dopo una vendemmia selettiva viene vinificato in acciaio per poi arrivare all'affinamento sui lieviti per quattro mesi con battonnage continui.

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