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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2012 alle ore 06:44.

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Internet cambia l'Italia. E la fa crescere, se si preme l'acceleratore sul digitale. Uno slogan ambizioso ma concreto che ha chiamato a raccolta ieri a Roma una fetta importante dell'industria italiana per il primo "Italian digital agenda annual forum". Appuntamento organizzato da Confindustria digitale, l'associazione delle aziende dell'Ict guidata da Stefano Parisi, cui appartengono imprese per un totale di 250mila addetti che realizzano un fatturato annuo di oltre 70 miliardi. Un incontro che ha visto la partecipazione della commissaria Ue per l'Agenda Digitale Neelie Kroes e dei ministri dello Sviluppo Corrado Passera e dell'Istruzione Francesco Profumo.
Davanti alla ricca platea di imprenditori, oltre 1.200 i partecipanti ieri all'Auditorium Parco della Musica, il presidente di Confindustria digitale ha presentato numeri, linee guida e proposte del progetto per la digitalizzazione del Paese. Che vuol dire un grande piano di sviluppo e modernizzazione dell'Italia, non più rinviabile. «Le imprese dell'Ict offrono piena collaborazione al Governo perché l'Agenda Digitale diventi un grande progetto nazionale in grado di aprire il Paese a un nuovo ciclo economico» ha detto il presidente di Confindustria Digitale, che ha recentemente presentato un piano al Governo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'Agenda digitale europea entro il 2015.
Ma partiamo da pochi numeri. «Il completo switch-off verso il digitale della Pa – ha spiegato Parisi - può contribuire all'azione di spending review, riducendo la spesa pubblica annuale in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi. La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati on line consentirebbe un risparmio di circa 2mila euro l'anno a famiglia». In dettaglio i risparmi: 43 miliardi di euro deriverebbero dalla minore spesa pubblica a cui aggiungere 13 miliardi di maggiori entrate recuperati dall'evasione fiscale. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict, ha sottolineato Parisi «si avrebbe una crescita della produttività tra il 5 e il 10% , mentre se aumentassero solo dell'1% il loro fatturato estero attraverso le vendite on-line, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell'8% pareggiando il saldo import-export di beni e servizi». Se lo sviluppo dell'Internet economy «diventerà anche da noi il centro delle politiche per la crescita, il contributo all'aumento del Pil potrebbe essere dell'ordine del 4-5% nei prossimi tre anni». Una sfida importante per il Paese raccolta dal Governo. Entro il mese di giugno sarà messo a punto Digitalia, «un pacchetto di spinta» alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese ha annunciato il ministro Passera ricordando l'impegno della cabina di regia per l'agenda digitale nel mettere a punto una serie di atti, leggi ma anche semplici provvedimenti normativi, per far fare un salto di qualità nell'utilizzo di internet. «Non sono le norme di per sè, ma le norme possono aiutare, facciamole insieme», ha proposto alla platea di Confindustria. L'obiettivo ha chiarito «è un provvedimento legislativo che sia il più possibile condiviso». Il ministro dell'Istruzione Profumo ha poi parlato di «oltre 2 miliardi di euro che saranno dedicati al perimetro delle comunitá intelligenti». Profumo ha ricordato il bando da 240 milioni per le otto regioni del Mezzogiorno» e ha sottolineato che «tale iniziativa verrá replicata a breve nelle regioni del centro nord, con un bando del valore di circa 700 milioni finalizzati allo sviluppo di competenze industriali nel perimetro smart community».
Oggi l'economia digitale in Italia pesa il 4% sul Pil, dato che segnala il ritardo del nostro Paese, dove l'uso di Internet è ancora limitato al 50% della popolazione (68% la media Ue-27), la pratica dell' e-Government riguarda non più dell'8% (21% Ue) e quella dell'e-commerce il 15% (43% Ue). «Per questo l'obiettivo prioritario da raggiungere entro il 2013 - ha ribadito Parisi – deve essere quello di recuperare il gap con l'Europa sull'uso dei servizi Internet, mentre vanno contemporaneamente messe in atto una serie di azioni, indispensabili per consentire all'Italia di raggiungere gli obiettivi dell'Agenda digitale europea per il 2015». Cinque i pilastri della strategia di intervento: sviluppo della domanda pubblica e privata di servizi on line, più investimenti, innovazione e start-up, ecosistema internet e formazione dei non nativi digitali.
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70 miliardi
Il fatturato del settore
Le aziende associate a Confindustria digitale realizzano un fatturato aggregato di oltre 70 miliardi di euro
250mila
Gli addetti
Il comparto dell'Ict assomma complessivamente 250mila addetti
56 miliardi
L'effetto switch off della Pa
Il completo switch off digitale della Pa porterebbe a recuperare risorse per 56 miliardi di euro, grazie alla riduzione della spesa pubblica
+5%
Contributo all'aumento del Pil
Se lo sviluppo dell'Internet economy diventasse il centro delle politiche per la crescita,
il contributo all'aumento del Pil sarebbe del 4-5%
nei prossimi tre anni

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