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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2012 alle ore 06:45.
Un'inflazione tenace, testarda. In Italia come in Eurolandia. Il costo della vita del nostro paese è aumentato ad aprile del 3,3% rispetto a un anno fa, mantenendo la stessa velocità di marzo, malgrado le attese di un rallentamento. L'indice armonizzato, quello che va usato per i confronti europei, è addirittura salito del 3,8%, invariato (gli analisti internazionali si aspettavano un calo al 3,6%). E il "paniere della spesa" (i prodotti che le famiglie acquistano con maggiore frequenza) ha subìto rincari del 4,7%, un livello mai superato dal 2008.
Va un po' meglio in Eurolandia, ma anche qui l'inflazione appare piuttosto rigida: è scesa al 2,6%, dal 2,7% di marzo, contro le attese di un più rassicurante 2,5 per cento. L'auspicata flessione verso la soglia critica del 2% procede quindi più lentamente del previsto.
La situazione italiana, con la recessione in corso, è tra le più delicate. A pesare, ancora una volta, sono i prezzi dei combustibili - malgrado il deciso calo del Brent dal massimo di 129,6 dollari di marzo agli attuali 119 - e quelli amministrati: i beni energetici hanno registrato rincari del 15,6% annuo, soprattutto a causa dell'aumento della benzina (20,8% annuo, il massimo dal 96, in accelerazione dal 18,6% di marzo), del gasolio (+20,5%) e dell'energia elettrica (+3,6% solo nel mese di aprile, +10,9% annuo, in frenata) mentre i tabacchi sono saliti del 9,3% annuo, soprattutto a causa dell'aumento delle sigarette. Il settore dei trasporti ha complessivamente registrato aumenti del 7,4% annuo, le spese per l'abitazione (acqua, elettricità e combustibili) del 6,9 per cento. Più lenti gli alimentari (+2,4%). Rispetto all'indice generale, l'inflazione di fondo - che esclude proprio le componenti i cui consumi sono difficilmente comprimibili: alimentari, tabacchi, energia - è aumentata del "solo" 2,3 per cento. Ancora tanto, se si fa il confronto con il "tetto" del 2% fissato dalla Banca centrale europea o con la media di lungo periodo dell'"Italia dell'euro", appena più alta. Moltissimo, se si tiene conto che le retribuzioni contrattuali nominali, a marzo, sono salite dell'1,2 per cento; segno che quelle reali sono quindi in calo.
Il potere d'acquisto delle famiglie, insieme al valore dei loro risparmi, si sta dunque riducendo rapidamente. E infatti le vendite al dettaglio - un indicatore che permette di capire con una certa approssimazione l'andamento dei consumi nominali, tenendo conto sia delle quantità che dei prezzi - a febbraio sono calate dello 0,1%, una flessione che arriva fino all'un per cento, malgrado i rincari, per i prodotti non alimentari.
La maggiore velocità dei prezzi dei beni a cui è difficile rinunciare - i combustibili, i tabacchi - è infatti qualcosa di più dirompente dell'inflazione stessa, perché sta modificando la struttura stessa dei consumi. Non a caso calano prezzi dei telefonini (-21,9% annuo), delle macchine fotografiche e le videocamere (-8,2%), degli "apparecchi per il trattamento dell'informazione" (in sostanza computer e simili, -4,6%). In flessione le comunicazioni in genere (-1,1%), i servizi sanitari e le spese per la salute (-0,2%) mentre i prezzi ricreazione spettacoli e cultura salgono del solo 0,6% annuo.
La crisi, quindi, comincia a mordere il caro vita in maniera selettiva, a cominciare dai prodotti meno necessari. I dati del solo mese di aprile, in ogni caso, segnalano che anche molti prodotti alimentari - in forte aumento nel passato - hanno subito un calo: i vegetali freschi (-4,7% mensile), il pesce fresco di mare (-0,5%), la frutta fresca (-0,1%).
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2,6%
L'INFLAZIONE IN EUROLANDIA
Ad aprile i prezzi al consumo nell'area euro si sono attestati al 2,6%, 2,7% a marzo, contro le attese di un più rassicurante 2,5 per cento
2%
LA SOGLIA CRITICA
È il livello di inflazione
che la Commissione europea
e la Banca centrale hanno fissato come obiettivo
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