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Questo articolo è stato pubblicato il 03 maggio 2012 alle ore 06:46.
JESI (AN)
«Un paradosso insostenibile». Così Walter Paolo Panizzoli definisce la situazione che si è creata nell'azienda che guida, la jesina TreValli Cooperlat, attorno al nodo dei crediti Iva. Crediti saliti costantemente dal 2009 a oggi – passando da 5 a 11,6 milioni – e non incassabili neppure dopo l'imprimatur dell'agenzia delle Entrate. Perché per 900mila euro è arrivata sì, 35 giorni fa, la comunicazione ufficiale del Fisco che sono liquidabili, ma il gruppo cooperativo non li può incassare perché Equitalia non ha i soldi. «È un assurdo – commenta il direttore generale – perché da un lato le Entrate dichiarano di non avere le risorse umane per elaborare in tempi ragionevoli le pratiche, dall'altro anche quando arrivano a conclusione dell'iter, i nostri denari non ci vengono restituiti perché il braccio armato non li ha. Così mi hanno detto al telefono da Equitalia e da 35 giorni quella somma, di fatto, non è stato ancora bonificata. Il peggio è che non si sa se e quando arriverà».
Quasi un milione di euro, meno del 10% del totale dei crediti fiscali vantati dal gruppo lattiero-caseario dell'Anconetano (sette stabilimenti e un migliaio di addetti tra diretti e indiretti da Grugliasco, alle porte di Torino, fino ad Amandola, ai piedi dei Monti Sibillini del Fermano), ma che servirebbe per far fronte all'acquisto di un macchinario che costa giusto un milione, di cui Cooperlat ha bisogno per soddisfare una nuova commessa, fresca di firma, per la fornitura ad alcune private label della Gdo europea di bombolette spray di panna animale e vegetale. Segmento, quello delle creme vegetali a marchio Hoplà, di cui il gruppo è leader di mercato e che rappresenta il 25% dei 240 milioni di fatturato consolidato 2011 e la quasi totalità dei 30 milioni di export.
«Ma non è l'unico investimento impantanato – precisa Panizzoli – perché tutto il nostro piano triennale 2010-2013 da 20 milioni di euro, tra impianti e aggiornamento, è stato rallentato. Per la prima volta stiamo pure vagliando l'acquisto in leasing, che costa molto di più, ma che ci permetterebbe di restare sul mercato. E i soci, un migliaio di agricoltori, stanno valutando un aumento di capitale da 5 milioni di euro per far fronte all'emergenza». Perché il mercato globale non aspetta i mancati investimenti per i ritardi del Fisco italiano. Di fronte alla volontà di crescere, a un primo trimestre di vendite salite del 7% e a un trend 2012 dell'export superiore al +15%, «le banche ci stanno aiutando – chiosa il dg – ma, come il leasing, costano. Mentre lo Stato sui nostri crediti riconosce solo gli interessi legali».
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