Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2012 alle ore 08:17.
MILANO
Un totale di 59.300 marchi registrati nei 12 anni tra il 1999 e il 2010; 44.500 domande di brevetto: questi i numeri, resi noti da Unioncamere, che la creatività italiana ha ottenuto per proteggere le proprie produzioni nell'Unione europea.
Complessivamente, su oltre 700mila domande di marchio comunitario depositate tra il 1999 e il 2010 presso l'Ufficio per l'Armonizzazione del Mercato Interno, l'82,7% proveniva dai Paesi del G12. I più attivi nel 2010 sono stati i tedeschi - 19,1% delle domande totali - seguiti dagli statunitensi con il 12,7% e dagli inglesi (9,9%). Il nostro Paese si piazza, grazie alle 6.750 domande presentate dai titolari italiani, al quinto posto tra le nazioni del G12, detenendo l'8,3% delle richieste; prima di noi è arrivata la Spagna, che ha raggiunto la quota dell'8,8%. Ancora bassa, ma in forte crescita, invece, la partecipazione dei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), che complessivamente detengono l'1,6% delle domande. Le imprese italiane continuano tuttavia ad avere una attenzione preferenziale verso il deposito del marchio unicamente nel nostro Paese: nel 2010 infatti, i depositi nazionali effettuati sono stati 56mila.
A livello territoriale, i depositi europei sono stati fatti in numero preponderante nel Nord-Ovest (39,3% dei casi), seguito dal Nord-Est (33%), dal Centro (19,3%) e infine da Sud e Isole (8,5%). Se si guarda il dato regionale, l'apporto maggiore viene dalla Lombardia, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. In compenso, il Sud e Isole e il Centro sono le macroaree con il maggior tasso di crescita nel periodo 1999-2010.
Per quanto riguarda i brevetti europei, sulle complessive 1.374.891 domande pubblicate dall'European Patent Office sempre nel periodo 1999-2010, l'88,8% sono state presentate da Paesi del G12. I più attivi sono stati, nei 12 anni presi in esame, gli Stati Uniti, con il 28,1% delle domande, seguiti da Germania (18,7%) e da Giappone (17,4%). Le 44.477 richieste di brevetto provenienti dall'Italia rappresentano il 3,2% rispetto al totale di quelle pubblicate; il nostro Paese occupa quindi l'ottava posizione fra i Paesi del G12. Crescendo tuttavia a un tasso medio del 3,2% l'Italia si posiziona davanti alla Gran Bretagna (+2,1%) e alla Germania (+3,1%), anche se fra i Paesi europei il maggiore incremento si deve alla Francia (+6,3%). Inoltre, nel 2010 il ricorso al brevetto comunitario da parte del Made in Italy si è concentrato in misura maggiore sui settori della scienza medica e veterinaria, delle applicazioni tecnologiche che riguardano il packaging e nel comparto dell'automotive.
Per il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, «il sostegno che il sistema camerale fornisce alle imprese, d'intesa con il ministero dello Sviluppo economico, affinché tutelino le proprie invenzioni e il proprio brand deriva dalla constatazione che il deposito di brevetti e marchi è fondamentale per proteggere la creatività e il genio italiano nel mondo contro le azioni di contraffazione».
franco.sarcina@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Ultimi di sezione
-
Cultura
L'Unesco critica l'Italia su Pompei: «Il sito è a rischio»
-
manifattura
Tagli al gruppo Natuzzi: round decisivo sul piano
-
Industria
Acciaio di Terni, vendita a rischio
di Matteo Meneghello
-
Regole e incentivi
La manifattura guarda a Berlino
Alessandro Merli
-
Regole e incentivi
«Più concorrenza per crescere»
Federico Rendina
-
Industria
I porti italiani perdono colpi
Raoul de Forcade








