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Questo articolo è stato pubblicato il 13 maggio 2012 alle ore 20:07.

Niente aiuti alla Fiat, ma una strategia per mobilitare gli interessi industriali dell'Italia e riuscire a far ripartire la «macchina» economica, ponendo l'accento sulla crescita: Ase continuiamo a metterci a dieta
possiamo anche arrivare a morire». Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della Fiat, arriva a sorpresa al Salone del Libro di Torino e pone l'accento sul mercato del lavoro italiano parlando delle cause legali intentate dalla Fiom contro l'azienda, a margine della presentazione del libro del suo amico Massimo Gramellini. «Non possiamo avere 61 cause aperte con i sindacati, cause che un po' danno ragione a noi, un po' agli altri. Ciò crea fortissime incertezze. Si rigira la pizza, ma questo non è un Paese civile industrializzato».
Questo livello di incertezza non aiuta
«Non si può gestire un'azienda - ha aggiunto - con 61 querele, uscite a raffica. Gli investimenti, che stiamo facendo adesso, andranno avanti per moltissimi anni. Abbiamo bisogno di certezze. Questo livello di incertezza certo non aiuta». Marchionne ha detto di cercare «di guardare il futuro con ottimismo, l'alternativa è disastrosa non posso neppure pensarci».
In Italia clima teso
L'ad di Fiat parla anche dell'attentato subito dall'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, che fa temere un rischio escalation: «Ogni volta che rientro in Italia sento che c'è un clima molto teso», dice il manager Fiat.
Al Governo manca la capacità di investire
Ma è soprattutto la congiuntura economica a preoccupare, con la recessione che frena i consumi e il governo preso fra la necessità di risanare i conti pubblici e la richiesta di non frenare troppo l'economia. «Il rigore nei finanziamenti pubblici e l'austerity legata alle nuove regole fiscali sono cose essenziali, però poi bisogna far ripartire la macchina». E ribadisce la sua ricetta per il rilancio: «manca la capacità di investire da parte del governo per creare una politica industriale. Bisogna incoraggiare tutte le industrie private e per farlo bisogna creare livelli di flessibilità pari a quelli che ci sono nei paesi dove si trovano i nostri concorrenti. Se non facciamo questo non porteremo nessuno dalla nostra parte». Un Marchionne preoccupato per «questo pessimismo che ormai sta verniciando tutto. Non metto in dubbio che le cose sono difficili, che siamo arrivati a creare il terzo debito pubblico più grande del mondo, ma bisogna andare avanti, non è certo questo il momento di arrendersi».
Si mette in dubbio lo sforzo di Fiat per industrializzare il Paese
«Abbiamo sempre cercato di ragionare in modo costruttivo - ha detto Marchionne - perchè crediamo che ci sia un futuro per l'Italia. Purtroppo, invece, appena arrivato dall'America, la settimana scorsa, ho sentito un paio di persone che stranamente continuano a mettere in dubbio lo sforzo che sta facendo la Fiat per industrializzare il Paese». Marchionne non ha negato che il momento sia delicato per lo sviluppo del Paese , ma che occorre attrarre investitori stranieri. E commentando l'invito di Massimo Gramellini a «raccontare storie positive perchè ce ne sono e ce ne è un gran bisogno», Marchionne ha concluso: «è proprio quello che stiamo cercando di fare».
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