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Questo articolo è stato pubblicato il 19 luglio 2012 alle ore 09:58.

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In un periodo di grande travaglio economico a livello mondiale, la crescita in Australia non accenna a frenare e galoppa al ritmo del 3,25% per l'anno fiscale 2012-2013 con previsioni del 3% per il 2013-2014. E per accompagnare questa corsa, il Governo ha varato un maxi piano di investimenti nelle infrastrutture.
Nei sei anni che terminano nell'anno fiscale 2013-2014, Canberra ha destinato 36 miliardi di dollari australiani a strade, reti ferroviarie e porti. Una cifra colossale, che, a detta del ministro federale dei Trasporti e delle Infrastrutture Anthony Albanese, non è comunque sufficiente a coprire le accresciute esigenze di una popolazione in aumento e di un'economia che non accenna ad arrestarsi.

Di particolare importanza anche il piano sulle comunicazioni. Il National broadband network (Nbn) è una nuova rete a banda larga ad alta velocità che il Governo federale promette di attivare per il 93% della popolazione e delle imprese. Il tutto a un costo stimato di 35,9 miliardi di dollari. A metà luglio il primo ministro Julia Gillard ha poi annunciato lo stanziamento di ulteriori 6 miliardi di dollari australiani per il cosiddetto Regional infrastructural fund da destinare a strade, ferrovie, porti e altre strutture in grado di sostenere la crescita economica regionale. In prima linea nell'ottenere i finanziamenti dovrebbero essere gli Stati del Queensland e del Western Australia, dove si concentra la maggior parte dell'attività mineraria e da dove il Governo ha ottenuto i maggiori fondi grazie alla nuova tassa sui superprofitti minerari da poco entrata in vigore. In particolare nel Western Australia, si prospettano lavori per il potenziamento di Port Hedland, il porto da cui partono i carichi di minerali ferrosi con destinazione Cina.

Il boom negli investimenti infrastrutturali crea opportunità per le aziende straniere che possono monitorare a distanza il processo di allocazione dei fondi e ottenere notizie in tempo reale. A disposizione degli investitori esteri è infatti un registro, disponibile online (www.nics.gov.au), dei principali progetti infrastrutturali approvati. Il registro elenca i progetti superiori ai 50 milioni di dollari australiani e contiene informazioni su opportunità di appalti per contratti superiori ai 25 milioni di dollari. «Finalmente - ha commentato il ministro Albanese - gli investitori nazionali e internazionali potranno essere al corrente di ciò che avviene nel nostro Paese. Nel passato abbiamo perso troppe occasioni a causa della scarsa visibilità delle nostre iniziative per la crescita».

Per attirare fondi stranieri il Governo si è anche impegnato a ridurre i costi legati all'offerta di appalto che in Australia si aggirano intorno allo 0,5-1,2% del valore del progetto, il 25-45% in più rispetto ai costi per un contratto in Canada.
Già oggi l'Australia è una delle principali destinazioni di investimenti diretti esteri. Considerata come Paese-rifugio, il flusso nel 2011 (ultimo dato disponibile) ha raggiunto la cifra record di 507 miliardi di dollari. In prima linea negli investimenti sono comparsi Stati Uniti e Gran Bretagna (per il 24% e il 14% del totale, rispettivamente), seguiti da Giappone, Olanda e Svizzera. La crescita negli investimenti riflette la forte posizione assunta nell'economia globale, grazie soprattutto all'ingente presenza di risorse naturali.

Da qualche anno anche la Cina, stufa di dover pagare i rifornimenti di commodity che servono ad alimentare la crescita, ha cominciato a investire, prima attraverso un'aggressiva campagna di acquisizioni, seguita poi da un più prudente utilizzo di joint-venture, più facilmente digerite da una popolazione preoccupata di essere inghiottita da Pechino.
Negli ultimi cinque anni, gli investimenti cinesi in Australia sono aumentati del 90 per cento. Il 2012 si prospetta un altro anno eccezionale. L'AT Kearney Fdi confidence index conferma infatti l'Australia tra le principali destinazioni di investimenti esteri. È sesta dopo Cina, India, Brasile, Stati Uniti e Germania. Tra i maggiori destinatari di fondi stranieri sono i settori del software e dell'It, servizi finanziari, comunicazione e settore minerario.

L'Australia è un forte importatore di macchinari ed equipaggiamento per i trasporti, computer e macchine per l'ufficio, e laser per le telecomunicazioni. A maggio del 2012 l'Australia ha importato beni per la cifra record di 27,051 miliardi di dollari australiani. Il Paese è un grande esportatore di prodotti agricoli, in particolare grano e lana, di materie prime come minerali ferrosi e oro, e di energia sotto forma di gas naturali liquefatti e carbone.

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