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Questo articolo è stato pubblicato il 15 agosto 2012 alle ore 11:16.

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L'azienda, specializzata in stemmi e marchi, finora ha tenuto botta, 3,5 milioni di ricavi 20 anni fa, diventati sei oggi. Ma l'ultimo periodo è delicato, con ricavi in caduta e 15 dei 49 addetti diretti in Cig. «Ad andare in Cina ci ho pensato – aggiunge – ma di fatto avrei dovuto chiudere qui. No, preferisco resistere e puntare sul servizio, sul design, sul campionario e l'assistenza al cliente».
In Cina qualcuno è andato, ma lo confessa malvolentieri, «se lo scrive non le dico niente – ci dice un imprenditore» ed è una scelta fatta per non soccombere, anche se per fortuna non risolve al 100% i problemi dei clienti.
«Comprano quasi tutto fuori – ammette Vittorio Vanoni – e anche se io qui vedo ancora un futuro per il tessile, certo la torta diventerà sempre più piccola». Anche il ricamificio Vanoni negli anni si è ridimensionato: addetti quasi dimezzati a 31 unità, fatturato sceso da 4 a tre milioni, ma quattro anni fa era arrivato anche alla metà del livello attuale. «Dove riesco a vincere? Sulla velocità. Quello che gli stilisti non hanno tempo di farsi fare in Asia io riesco a produrre in poco tempo: si lavora il sabato, anche la domenica o Natale se serve, ma i campioni da qui escono in tre giorni. La gente lo sa e si adatta senza problemi, qui non si timbra neanche il cartellino».

E sono proprio campioni e campionario le armi migliori del distretto, non tanto e non solo per la creatività dei disegni ricamati su stoffe e tessuti di ogni tipo, quanto piuttosto per la capacità di fornire un modello in poco tempo e dare al cliente la possibilità di avviare in modo quasi istantaneo piccoli lotti di produzione.
Oreste Gnocchi resiste con questo, con i piccoli numeri, il campionario prodotto in casa con gli storici telai Metalmeccanica, la produzione affidata a terzisti del distretto. «Il mio errore? Non vendere 20 anni fa».
Ma in fondo è un modo di dire, e di gettare la spugna ancora non si parla. Suo nonno, ex dipendente Reiser, fu uno dei pionieri del distretto e l'azienda prosperò a lungo. Vent'anni fa aveva 30 dipendenti, con oltre un milione di ricavi, ora ridotti a un quarto, con soli quattro addetti.
Ci accompagna in azienda, una casa nel centro di Gallarate, accarezza con lo sguardo i quattro telai degli anni '60 infilati quasi uno sull'altro nella stanza, ci mostra con orgoglio l'archivio di 30mila cartoni perforati, ciascuno dei quali è un modello di ricamo, un pezzo di storia.

Che a volte con un pc viene riconvertito in file, recuperato, e proposto agli stilisti in aggiunta alle nuove collezioni. L'archivio è anche fisico, sistemato in faldoni che corrono sugli scaffali intorno alle pareti, con piccole pezze di tessuto ricamato pronte all'uso, per il cliente che sceglie un cartone "storico" già prodotto in passato.