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Questo articolo è stato pubblicato il 02 novembre 2012 alle ore 08:45.

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ROMA
Sui 19 licenziamenti annunciati dalla Fiat a Pomigliano il Governo rompe il silenzio per voce del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: «Non entro nel merito di decisioni interne, ma non mi è piaciuta la mossa che è stata fatta», precisando tuttavia che «si tratta di una libera azienda e se la vede al suo interno». Mentre il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si spinge più in avanti invitando il Lingotto a «soprassedere all'avvio della procedura di messa in mobilità, in attesa della verifica di una possibilità di dialogo che non riguardi soltanto il fatto specifico», ma «l'insieme delle relazioni sindacali in azienda».
All'indomani della decisione annunciata dalla Fiat – in risposta alla sentenza della Corte d'Appello di Roma che obliga l'azienda ad assumere nello stabilimento campano 19 iscritti alla Fiom, in quanto discriminati – il ministro Fornero afferma di prendere atto «con rammarico e preoccupazione» della novità che «fa evolvere le relazioni industriali nel senso dello scontro e dell'indurimento della contrapposizione», insieme alla «mancanza di volontà di dialogo di entrambe le parti e all'assenza di una posizione comune da parte sindacale». In questa situazione, il ministro del Lavoro fa sapere che «si adopererà per quanto di sua competenza per fermare l'avvitamento in una spirale nella quale tutti, dai singoli all'intero Paese, sono perdenti». Proprio ieri mattina il capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato Felice Belisario aveva giudicato «inquietante il silenzio del ministro fantasma dello Sviluppo economico», che invece è intervenuto a Sky Tg24 e, dopo aver criticato i licenziamenti del Lingotto, ha aggiunto: «mi è piaciuta la notizia sulla decisione di non chiudere impianti in Italia», spiegando che il Governo «farà il possibile perchè gli impianti siano attivi e produttivi, non quasi fermi come ora». Il riferimento di Passera è al tavolo di lavoro per rimuovere gli ostacoli all'export, che «va nella direzione di rendere più competitivi gli impianti manifatturieri».
L'annuncio del ricorso da parte di Fiat alle procedure di mobilità provoca una dura reazione del patron di Tod's, Diego Della Valle: «il Presidente della Repubblica Napolitano e il Premier Monti devono intervenire e richiamare Marchionne e gli Agnelli al rispetto e al senso di responsabilita che devono al Paese». Un appello al dialogo viene lanciato dal leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che considerando «inaccettabili i 19 licenziamenti annunciati» che «aggravano i problemi», invita l'azienda ad aprire il confronto per non scaricare sui lavoratori il peso di un errore. Quanto ai sindacati, non sono disponibili a firmare un accordo con l'azienda per attivare le procedure delle legge 223 del 1991 sulla mobilità (anche se ciò non impedisce alla Fiat di procedere unilateralmente). Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, considerando tecnicamente non praticabile la strada della mobilità, avverte: «i miei iscritti verrebbero danneggiati perchè licenziati ingiustamente, ci muoveremo contro la Fiat per tutelarli». Per Bonanni quella dello scontro tra Fiat e Fiom è «una rincorsa continua» che «va fermata nell'interesse dei posti di lavoro». Per Giorgio Airaudo (Fiom) «il ministro del Lavoro fa il suo mestiere, ha chiesto alla Fiat di soprassedere e sospendere le procedure di mobilità, ma credo che tecnicamente le procedure di mobilità si possano solo ritirare, non sospendere».
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