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Questo articolo è stato pubblicato il 22 gennaio 2013 alle ore 15:07.

Il settore delle costruzioni si sta destruttrando pesantemente e la crisi accelera a vista d'occhio. Ad allarmare i costruttori dell'Ance sono ora i dati sui fallimenti di impresa che dal gennaio 2009 al settembre 2012 hanno raggiunto la cifra record di 7.552 (su un totale di 33mila in tutti i settori economici). Il 23% di tutti i fallimenti riguarda le imprese di costruzioni. Nel 2012 si è registrato un incremento del 25,3% rispetto al 2009, mentre 9.500 sono le imprese edili entrate in procedura fallimentare.
L'emorragia colpisce anche le strutture più solide
L'emorragia di posti lavoro non si arresta ed è ormai arrivata a colpire anche le strutture imprenditoriali più solide. L'assenza dei pagamenti da parte della PA, la restrizione del credito oltre alla cronica, ormai, mancanza di lavoro stanno riducendo allo stremo un settore che prima della crisi pesava l'11 % del Pil con circa 3 milioni di addetti considerando l'indotto. Record negativo anche per la disoccupazione. I senza lavoro nelle costruzioni sono ormai 360mila, circa 550mila se si considera l'indotto.
Buzzetti: la crisi del settore rischia di trascinare l'economia nel baratro
«La crisi del settore delle costruzioni ha raggiunto livelli tali che rischia di trascinare l'economia italiana nel baratro: l'agenda politica e il prossimo Governo devono tenerne conto», afferma il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che si rivolge ai candidati premier perché affrontino l'emergenza economica legata al settore.
Subito in campo interventi per arrestare il declino
Una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non si metteranno subito in campo interventi utili ad arrestare il declino. Interventi e proposte che l'Ance illustrerà nelle prossime settimane ai candidati premier delle principali forze politiche in campo che hanno accettato di partecipare a un incontro con i vertici dell'Associazione nazionale costruttori edili. In quell'occasione il Presidente Buzzetti consegnerà ai leader politici un documento con le principali misure da prendere subito per risollevare l'economia: investimenti mirati, riduzione del costo del lavoro, pagamento delle imprese, riattivazione del circuito del credito, nuovo patto di stabilità, revisione della tassazione degli immobili (la casa è il bene più tassato d'Italia!!), apertura del mercato e più semplificazioni. Ma non manca anche un riferimento alle strategie per il futuro delle quali il Piano città, con un programma di investimenti per la rigenerazione urbana e la messa in sicurezza degli edifici, è il punto centrale.
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