Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2013 alle ore 15:51.

My24

ROMA. Un primo calo dei contratti a progetto. E, soprattutto, dei contratti a chiamata. E una maggiore incidenza dei contratti a tempo determinato e dell'apprendistato. Sono queste le primissime evidenze empiriche sull'impatto della riforma del mercato del lavoro. Evidenze analizzate dall'Isfol sulla base delle comunicazioni obbligatorie giunte al ministero del Lavoro tra luglio e novembre dell'anno scorso.

I dati sono stati presentati ieri da Elsa Fornero e indicano, secondo il ministro, «un rimescolamento delle tipologie contrattuali che va nella direzione voluta dal legislatore: contrastare l'uso un pò disinvolto o improprio di una certa flessibilità cattiva per incoraggiare quella buona». Poichè si tratta di primi dati amministrativi, per di più raccolti in un contesto di complessivo crollo delle assunzioni determinato dalla recessione, serve tempo per capire cosa sta veramente accadendo sul mercato del lavoro. Fornero ha parlato di «almeno un anno», mentre i dati di oggi vanno letti solo come «l'inizio di un percorso di monitoraggio e valutazione degli effetti della legge 92».
Secondo i pochi numeri resi disponibili, nel periodo in esame l'incidenza dei nuovi contratti a termine passa dal 63,1% al 65,8% mentre il peso del contratto a progetto perde quasi due punti percentuali, passando dall'8% al 6,2%.

Le attivazioni con contratto di lavoro a progetto diminuiscono a novembre 2012, su base destagionalizzata, di quasi 21mila unità rispetto al mese di luglio, con una flessione percentuale superiore al 30%. Mentre il contratto di lavoro a chiamata sembra sostituito con contratti a tempo determinato di breve periodo, anche di un mese. In questa ricomposizione del mercato del lavoro, che nell'analisi Isfol è stata effettuata anche tenendo conto delle diverse fasce d'età dei neo-assunti, non sembra aver avuto un impatto positivo invece la liberalizzazione dei contratti a termine sui primi 12 mesi (il cosiddetto regime a-causale), visto che a novembre il 44,6% dei nuovi avviamenti dei contratti a termine non superava i 30 giorni, vale a dire 5 punti percentuali in più rispetto allo stesso mese del 2009.

Positive anche le evidenze sull'apprendistato: tra agosto e novembre scorsi i dati destagionalizzati parlano di 21mila avviamenti mensili, una tendenza che, pure, è stata interpretata come «riassestamento» a favore di questa forma di contratto a causa mista e fine del periodo di incertezza e transizione al «nuovo apprendistato» determinata dalla piena entrata in vigore del Testo unico. Nessuna indicazione, invece, sulle partite Iva, visto che per queste registrazioni bisognerà aspettare i dati del prossimo mese di giugno.
Ieri il ministro ha presentato un sistema permanente di monitoraggio e valutazione della riforma realizzato con l'approccio open data e ispirato a quanto fatto in Germania dopo l'avvio delle riforme degli ultimi anni. Sarà basato sulle banche dati Inps, Inail e dello stesso ministero. Tra qualche mese gli archivi saranno accessibili gratuitamente e consentiranno elaborazione scientifiche sull'andamento del mercato. «È il mio lascito al futuro ministro del lavoro», ha detto Elsa Fornero.

Nel corso della conferenza stampa di ieri Fornero ha anche ribadito che il ministero è ancora in attesa delle domande per la cassa integrazione in deroga da parte delle Regioni per gli ultimi mesi del 2012 . «Stiamo facendo un'analisi delle domande - ha detto il - per capire se possiamo coprire tutto». Secondo Fornero occorre «mettere qualche criterio sulla cassa in deroga perché ci sono casi di alcune Regioni che hanno sforato il tetto. La Lombardia ha speso 129 milioni in più. Hanno sforato anche Puglia, Calabria e Sardegna». Per la cassa integrazione in deroga 2013, ha poi concluso, «abbiamo ripartito i primi 520/530 milioni. C'era un problema di procedura, ma l'Inps lo ha sbloccato e i pagamenti dovrebbero essere in corso».

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi