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Questo articolo è stato pubblicato il 14 giugno 2013 alle ore 12:06.

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Fatturato in picchiata per l'Ict

«Se sulle componenti innovative della nostra economia non si tornerà a crescere, questo Paese andrà inevitabilmente al declino». Paolo Angelucci, presidente uscente di Assinform, con questa amara considerazione conclude i suoi quattro anni alla guida dell'associazione delle principali aziende di information technology operanti in Italia.

Anni in cui – come dimostra il Rapporto 2013 di Assinform redatto insieme con NetConsulting – il mercato italiano dell'Ict ha inesorabilmente virato verso il basso. Già nel 2012 aveva chiuso in calo dell'1,8%, dopo il -2,1% dell'anno precedente. Tradotto in cifre, fra 2010 e 2012 il settore ha bruciato 2,7 miliardi di euro. Nei primi quattro mesi del 2013 è andata anche peggio: -7,5% annuo e business sceso a 22,6 miliardi. Un colpo pesante, arrivato in particolare dal mercato delle Tlc, calato del 9,4% «per effetto della riduzione delle tariffe di terminazione».

A fine anno, dunque, il "Global digital market" secondo le stime dovrebbe flettere almeno del 4,2%, con altri 2,8 miliardi circa lasciati sul terreno e un dato finale di 65,27 miliardi di euro. Il tutto mentre a livello mondiale il Global digital market risulta in crescita (+5,2% nel 2012).

A cadere sono le componenti tradizionali (-3,6% nel 2012 e -6,3% previsto per il 2013), mentre quelle innovative del mercato – legate al web, che pesano per il 21% – sono in crescita: +7,5% nel 2012 e +5,3% nel 2013. Altra buona indicazione arriva dalla vendita di smartphone e di Internet delle cose (+62% e +22% nel 2012) con trend migliori del dato mondiale (+41% e +6%). «Performance eccellenti – ha commentato Angelucci – che tuttavia nelle condizioni attuali di arretratezza della Pa, di oggettiva difficoltà delle imprese e di mancanza di una strategia sistemica per lo sviluppo dell'innovazione, rimangono fattori isolati».

La relativa arretratezza italiana su questo fronte emerge chiaramente dagli ultimi dati Eurostat: solo per citare due aspetti, le imprese che vendono online sono il 4% contro il 14% in Ue e le abitazioni con accesso a banda larga si fermano al 55% mentre la media Ue è del 73%. «In Europa il digitale è politica industriale, mentre in Italia si sprecano tempo e risorse», ha detto Agostino Ragosa, direttore dell'Agenzia per l'Italia digitale, intervenuto insieme con l'amministratore delegato Consip Domenico Casalino e che ha messo in evidenza «il necessario ruolo delle Regioni» per la digitalizzazione del Paese. Un impegno ancora più essenziale anche per ridurre i divari già esistenti fra i vari territori. Secondo i dati Assinform-NetConsulting Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio sono le sole regioni con Global digital market superiore ai 5 miliardi. All'estremo opposto Calabria, Basilicata, Molise, Umbria e Valle d'Aosta non superano gli 800 milioni.

Da qui l'invito delle imprese a intervenire. «Per il processo di digitalizzazione la governance va messa nelle mani della Presidenza del Consiglio», ha detto Angelucci. Due le misure considerate prioritarie: «Un "bonus cloud" sotto forma di credito d'imposta e una "Sabatini tecnologica" per agevolare la digitalizzazione delle imprese e gli investimenti anche immateriali». Visti i problemi del credito, c'è poi la richiesta «di un plafond da destinare alle aziende d'informatica, finalizzato allo sviluppo di prodotti e soluzione innovative, eventualmente con un apposito Fondo di Garanzia».

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