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Questo articolo è stato pubblicato il 03 agosto 2013 alle ore 08:27.

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I primi attesissimi test del Mose di Venezia, la ciclopica opera d'ingegneria per salvare la città-gioiello dalla minaccia dell'acqua alta, scatteranno entro un paio di settimane. Quando a fine settembre si verificherà il funzionamento in vivo delle prime quattro paratoie mobili d'acciaio (lunghe 18 metri e mezzo, larghe 20 e spesso 3,6 metri) posizionate nelle scorse settimane nei cassoni da 20mila tonnellate alla bocca di porto di Lido Treporti.
Lo stato di avanzamento dei lavori di questa maxi opera è ormai a buon punto: quasi all'80%. L'obiettivo è consegnare il Mose a Venezia nel 2016. Sempre che le ultime inchieste giudiziare che hanno investito gli ex vertici del Consorzio Venezia Nuova, responsabile dell'opera, non frenino o rallentino in qualche modo i cantieri.
Le paratoie d'acciaio che dovranno essere posizionate sono in tutto 78, per 4 barriere sistemate nelle tre bocche di porto (Lido, Malamocco e Chioggia), i varchi cioè attraverso i quali la marea entra in Laguna. Collocate una accanto all'altra e azionate in caso di pericolo saranno in grado di opporsi a tutte le acque alte. Sempre alla bocca di Treporti è stata già completata da alcuni mesi la posa sul fondo della laguna dei grandi cassoni in calcestruzzo grandi come palazzi a quattro piani, con una tolleranza fra un elemento e l'altro di massimo mezzo centimetro (dalla tecnica di posa è nato anche un brevetto).
Finora per la realizzazione di una delle opere di ingegneria più grandi del mondo sono stati stanziati 5 miliardi – praticamente il 90% – su un costo complessivo del sistema Mose fissato definitivamente in 5,493 miliardi. Mancano all'appello quindi ancora solo 500 milioni che dovranno finanziare la realizzazione di opere connesse e accessorie: oltre a 69 milioni già assegnati ma non ancora deliberati dal Cipe si aspettano altri 320 milioni entro il 2013 per il completamento delle bocche di porto e i lavori dell'Arsenale e 180 entro il 2014 per la finitura e la sistemazione finale delle opere e il completamento degli interventi ambientali e dei monitoraggi. Alla monumentale opera del Mose – 18 chilometri di cantieri a mare – lavorano 100 mezzi marittimi e 1000 persone, che salgono a 4mila se si conta anche l'indotto. Come noto l'unico soggetto attuatore, attraverso lo strumento della concessione unica ora non più utilizzabile ma allora decisivo per far partire l'opera, è il Consorzio Venezia Nuova a cui partecipano diverse imprese. Consorzio che è stato scosso a metà luglio da un'indagine della magistratura veneziana che ha colpito gli ex vertici, con l'arresto dell'ex presidente Giovanni Mazzacurati accusato di manovrare il mercato degli appalti locali. Un'indagine che ha riacceso le polemiche e ridato fiato alle voci contrarie al maxi progetto che, vale la pena ricordarlo, è partito dopo un dibattito durato circa 30 anni. Il nuovo presidente del Consorzio, Mauro Fabris, in sella da un mese, difende però la bontà dell'opera diventata ormai un modello a livello internazionale e sulla quale non si può più fare retromarcia, come hanno sostenuto anche critici del passato come l'ex sindaco Cacciari. Il Consorzio tra l'altro – ricorda Fabris – non sarà il futuro gestore del Mose. L'idea, infatti, è quella di monitorare il funzionamento per i primi due anni al massimo, per poi passare la palla al Comune di Venezia che potrà indire una gara internazionale per affidare il Mose a una società ad hoc.
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