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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2013 alle ore 08:41.

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MILANO - Produttori di vino e birra sul sentiero di guerra. Due decreti legge prevedono una raffica di aumenti delle accise sugli alcolici (più l'Iva dal 21 al 22%) che, a regime, si tradurrà in un balzo secco del 33%. Il governo spera di reperire 200-230 milioni dall'inasprimento fiscale.

Il decreto Cultura è stato già convertito in legge e perciò operativo. Il secondo, il decreto Scuola, prevede un scatto dell'accisa del 12,5% il prossimo 10 ottobre e poi ancora il 1° gennaio 2014 e il 1° gennaio 2105. Insomma due decreti non coordinati e con una progressione fiscale insensata. Per di più i tempi di conversione sono risicatissimi: entro l'11 novembre il decreto dovrà essere convertito e il termine di presentazione degli emendamenti in commissione Istruzione della Camera è fissato già per martedì prossimo.

«Una volta a regime – interviene Alberto Frausin, presidente di AssoBirra – l'aumento delle accise arriverà al 33%. Un balzo insostenibile: sulla birra si arriverà a pagare in totale il 47% di tasse. L'aumento dell'accisa porterà a un calo dei consumi di birra di circa il 3% a volume, che si somma a un altro 3% registrato nei primi 6 mesi. Mi sembra un metodo sbagliato per reperire risorse: si accentua la caduta delle vendite e si mettono a rischio aziende e occupazione».

«Del resto – rincara la dose Ottavio Cagiano De Azevedo, direttore di Federvini – la stessa ragioneria generale dello Stato, su richiesta dalla commissione Bilancio della Camera, si era detta contraria all'inasprimento delle accise: l'aumento delle tasse sugli alcolici determinerebbe, ha scritto, un sicuro effetto regressivo, con taglio dei consumi e conseguente aumento di quelli illegali. Una posizione chiara e reale: ci si illude, in un contesto di mercato italiano bloccato, di poter aumentare il gettito degli alcolici».

Anche perchè da molti anni i consumi vanno a picco e il gettito del vino è passato dai 656 milioni del 2004 ai 509 dell'anno scorso. Nei primi sette mesi del 2013 si è attestato a 255 milioni. Per la birra è aumentato di 100 milioni.

Quali le possibilità reali di poter ridurre l'impatto delle accise? «Mi sembra difficile immaginare – sostiene Frausin – di poter fermare lo scalino del 10 ottobre. Visti i tempi ristretti, il governo ci ha messi nelle condizioni di non poter discutere nonostante la buona volontà manifestata dal presidente della Commissione Giancarlo Galan. Abbiamo presentato solo un emendamento». E l'emendamento di AssoBirra, Assodistil e Federvini propone, a parziale soppressione di una parte degli aumenti del decreto Scuola, di reperire la copertura finanziaria «dal taglio delle spese di manutenzione delle auto blu – precisa Frausin – dei noleggi e dei buoni taxi». Forse una proposta provocatoria per la casta.

Per contrastare l'esagerato aumento delle accise, AssoBirra si è fatta anche un po' movimentista: ha lanciato una campagna con lo slogan “Salva la tua Birra”. «Un'iniziativa unica nel suo genere in Italia – osserva Filippo Terzaghi, direttore di AssoBirra – Vogliamo informare cittadini e consumatori sull'accisa e sulle conseguenze su consumi e occupazione, oltre che per agire contro una tassa ingiusta, inefficace e dannosa». Tra le varie iniziative, c'è anche una petizione sottoscrivibile online sul sito www.salvalatuabirra.it. «Nei primi due giorni – conclude Terzaghi – hanno firmato in 18mila».
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