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Questo articolo è stato pubblicato il 19 novembre 2013 alle ore 13:10.
L'ultima modifica è del 19 novembre 2013 alle ore 13:12.

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"L'anno scorso eravamo nel pieno della crisi e bisognava coglierla come un'opportunità. Ora il quadro sta cambiando, siamo sulla soglia di una piccola ripresa. O la agganciamo oppure siamo destinati a morire. Il titolo "Ora ripartiamo. Abruzzo al 2020" indica una necessità ma è anche un segnale di ottimismo". Si esprime così, parlando con Il Sole-24 Ore, il presidente di Confindustria Abruzzo, Mauro Angelucci, a poche ore dall'apertura della Convention annuale dell'organizzazione – inizio alle 14,30 oggi a Pescara, all'Auditorium Flaiano, appuntamento, giunto alla settima edizione e ogni anno con valenza nazionale.

All'incontro partecipano, tra gli altri, due ministri del governo Letta, Maurizio Lupi (infrastrutture) e Flavio Zanonato (Sviluppo economico), il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso e il presidente nazionale di Confindustria, Giorgio Squinzi. Angelucci sottolinea l'obbligo di agganciare la "ripresina" anche "per evitare il rischio che l'Abruzzo si veda risucchiato, nelle valutazioni di merito della Ue, nella fascia delle regioni più depresse del Mezzogiorno". "Le Pmi abruzzesi – rileva Angelucci - hanno sofferto tantissimo la crisi perché sono in prevalenza delle microimprese. Hanno patito molto tutto ciò che ha messo in difficoltà l'economia italiana: difficile accesso al credito, ritardi nei pagamenti della Pa, e ulteriori ritardi legati al sisma". Ripartire, secondo il presidente, significa sì "rafforzare il porto industriale dell'Abruzzo, o permettere all'aeroporto di Pescara di esprimere tutte le sue potenzialità nel turismo e per la business economy, o migliorare il collegamento ferroviario tra Pescara e Roma", ma anche e soprattutto "riposizionare la regione sulle direttrici nord-sud ed est-ovest e farla rientrare nelle grandi opere strategiche".

Si può ripartire anche sfruttando al meglio i fondi strutturali: "Abbiamo lottato molto per essere inseriti nell'Obiettivo transizione della programmazione europea 2014-2020 - aggiunge il presidente confindustriale abruzzese - in realtà, secondo recenti simulazioni sulla base dei criteri Ue, avremo due terzi di fondi in meno, dai 660 milioni della passata programmazione a circa 440: la nostra lotta si sposta allora al livello nazionale. Chiediamo compensazioni con il nuovo fondo di coesione sociale e con maggiori cofinanziamenti del governo italiano".
Ieri il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha inviato una nota nella quale si danno rassicurazioni su una rimodulazione, a Roma, dei fondi per l'Abruzzo. "Ma occorre vigilare", dirà oggi il presidente confindustriale.

Per agganciare la ripresa, secondo Angelucci, è inevitabile dover "sciogliere il nodo dell'accesso al credito e dei tempi lunghi nell'ottenere risposte dalle banche", come bisognerà poter contare "su consorzi fidi piu' attrezzati in quanto a capacità di garanzie, perche' e' quello che chiedono le banche". Una base decisiva su cui puntare per ripartire è, secondo Angelucci, anche "l'etica nella politica" (nei giorni in cui è forte l'eco dell'arresto dell'assessore regionale alla Cultura, Luigi De Fanis) mentre, sul piano istituzionale, invoca "la riduzione del numero dei consiglieri regionali, l'accorpamento dei comuni per garantire piu' funzionalita' e la liberalizzazione dei servizi pubblici". Angelucci rilancia la necessita' di un rinnovato impegno "per la coesione tra tutte le forze sociali e politiche, queste ultime sia di maggioranza sia di opposizione". Andava in questo senso quel Patto per lo sviluppo che proprio Confindustria promosse tra le principali rappresentanze di categoria nel 2010 e che l'ente intende rafforzare.

Sulla ricostruzione dell'Aquila, dopo il sisma del 2009, il presidente sottolinea che "si tratta di una questione su cui si deve dare una soluzione definitiva, finale e su cui il Governo, le istituzioni locali e la politica non possono tergiversare. E non c'è rigore finanziario che tenga. Bisogna porre fine alle incapacità e ai rimbalzi di responsabilità, alla mancanza di risorse. Una intera comunità civile ed economica - rileva il presidente di Confindustria Abruzzo - e' letteralmente in ginocchio; un capoluogo di regione ricchissimo di tesori artistici e monumentali è oggi una città fantasma, con situazioni di precarietà sociale non tollerabili. Ciò non può essere, è un'altra vergogna tutta italiana. Peraltro le risorse da spendere, in quello che sarebbe il più grande cantiere d'Europa, avrebbero un ritorno enorme per tutta l'economia regionale e non solo, al pari di un grande programma di infrastrutturazione". Accanto alla ricostruzione, Confindustria Abruzzo chiede anche "l'avvio di un progetto strategico di sviluppo per la citta'" al quale intende dare il proprio contributo.

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