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Questo articolo è stato pubblicato il 10 dicembre 2013 alle ore 15:23.
L'ultima modifica è del 10 dicembre 2013 alle ore 15:31.

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(Corbis)(Corbis)

Il consumatore italiano diventa sempre più consapevole, attento e informato. E' esigente, mette valori e scelte di vita al centro delle proprie leve di acquisto e pone grande attenzione al comportamento delle aziende in fatto di produzione ed erogazione dei servizi. Questo quanto risulta dall'indagine condotta da LifeGate coinvolgendo la propria community composta prevalentemente da consumatori residenti al centro-nord, tra 30 e 55 anni, in prevalenza donne, con un elevato profilo culturale e per il 22% vegetariani (il triplo del valore nazionale).

«Seppur indietro rispetto all'Europa, l'Italia sta recuperando terreno sui temi della sostenibilità – dichiara Enea Roveda, direttore marketing e comunicazione di LifeGate - Il numero di consumatori consapevoli che richiede prodotti e aziende sostenibili è in crescita». Il panel di intervistati conduce uno stile di vita sostenibile che mette in primo piano la riduzione degli sprechi e la raccolta differenziata (87,31%), l'utilizzo di energie rinnovabili (57,09%) e un'alimentazione sana e biologica (56,25%). In fase di scelta di un prodotto da acquistare il consumatore consapevole valuta l'utilizzo di materiali riciclati o riciclabili (50,20%), di energia rinnovabile per la sua realizzazione (47,46%) e la reputazione dell'azienda produttrice in termini di sostenibilità (44,69%). Dati questi valori, il consumatore ha ben chiaro il profilo dell'azienda attenta a queste tematiche.

Il 76,72% considera sostenibile un'azienda che riduce la filiera per privilegiare il made in Italy, il 70,29% valuta positivamente l'azienda che calcola, riduce e compensa le proprie emissioni di carbonio e il 73,51% chiede che l'impresa migliori la propria efficienza energetica e utilizzi energia rinnovabile. La trasparenza verso il cliente finale è un plus irrinunciabile per l'80,78% mentre il 67,60% considera importante l'avvio di strategie sostenibili per l'approvvigionamento. Altrettanto importante è che l'azienda dimostri impegno nel corretto smaltimento e riciclaggio degli elementi produttivi (85,47%) e che sia attenta alle conseguenze delle proprie attività sulla comunità locale, i fornitori e i clienti finali (74,90%). Cosa succede davanti allo scaffale? Prima valutazione di un prodotto è la provenienza degli ingredienti e dello stesso (90,58%), quindi le indicazioni di riciclabilità e smaltimento del prodotto (76,02%) e la tipologia di ingredienti (68,78%).

La valutazione avviene mediante le informazioni presenti sul packaging del prodotto (64,18%), attraverso i blog e la rete (56,52%) e sul sito internet aziendale (54,23%). Esigenti ma non intransigenti. L'89,14% degli intervistati è disposto a cambiare opinione su un'azienda o un brand se percepisce l'impegno concreto nella modifica delle proprie politiche di sostenibilità. «In Italia troviamo tre situazioni differenti: le multinazionali già da tempo impegnate concretamente a questo nuovo trend; le aziende italiane di medie e grandi dimensioni che hanno cominciato da pochi anni ad avvicinare queste tematiche; le piccole imprese che, a parte qualche eccezione, ne sono ancora distanti– evidenzia Roveda - Nei prossimi anni bisogna adeguarsi e intraprendere la strada della sostenibilità per restare competitivi». E se il Bel Paese ha un comparto agroalimentare ben orientato in questa direzione, restano ancora molte cose da fare. «Bisognerebbe continuare a sensibilizzare il consumatore e aiutare le aziende a trovare strade e soluzioni concrete per far fronte a questa nuova domanda – conclude Roveda. Quello della sostenibilità è un fenomeno dal quale non si può tornare indietro.

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