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Questo articolo è stato pubblicato il 22 maggio 2014 alle ore 10:56.

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L'area portuale di Taranto è stata stata riconosciuta Zona franca doganale non interclusa. Taglio di tasse e costi, quindi, per gli operatori che si insedieranno. Il provvedimento è del direttore interregionale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, Andrea Zucchini, e accoglie una richiesta che l'Autorità portuale aveva avanzato a giugno 2013 con l'obiettivo di rilanciare i traffici e attrarre nuovi investimenti. L'area sottoposta a Zona franca doganale è pari a un milione e 45mila metri quadrati.

Una buona notizia per il porto, ancorché attesa, che compensa quella negativa che arriva invece dal Consiglio di Stato. Resta infatti ancora bloccato il primo dei cantieri per l'ammodernamento del terminal container di Tct (Taranto container terminal), la società che fa capo ad Hutchinson ed Evergreen. I giudici, accogliendo il ricorso presentato dal raggruppamento costituito da Consorzio stabile Grandi Lavori (capogruppo Rti) e le imprese Carmine Ottomano e Claudio Favellato, hanno deciso, con un'ordinanza, di «sospendere la stipulazione del contratto di appalto sino alla decisione di merito che verrà comunque fissata con priorità».

L'adeguamento della banchina
A sei mesi dall'aggiudicazione dei lavori, quindi, un cantiere importante per il terminal container non si riesce ancora ad aprire, provocando palese insofferenza negli azionisti stranieri di Tct che hanno già dovuto accettare lo slittamento di un anno, da dicembre 2014 a dicembre 2015, degli interventi previsti dal pacchetto infrastrutturale. L'adeguamento della banchina del terminal era stato aggiudicato a novembre ad un raggruppamento di imprese formato da Cantieri costruzioni cemento, Salvatore Matarrese e Icotekne. Sessantaquattro milioni di euro l'importo. A gennaio, però, il raggruppamento di imprese ha contestato l'appalto e avanzato ricorso al Tar di Lecce che ha poi concesso la sospensiva. Nel mirino, il progetto presentato dalle aziende vincitrici della gara. Dopo un rinvio, il Tar si è espresso ai primi di aprile e dichiarato che la variazione progettuale proposta non alterava la richiesta del committente. Ricorso respinto, dunque, ma nel giro di qualche giorno il raggruppamento escluso ha lanciato la controffensiva al Consiglio di Stato, che adesso ha sospeso la stipula del contratto. Nel frattempo, l'Autorità portuale ha lanciato un secondo bando di gara per l'area del terminal. Si tratta dei dragaggi per portare i fondali ad una profondità di 16,50 metri e consentire così l'arrivo di portacontainer più grandi. Settantadue milioni di euro l'importo a base d'asta. Le imprese hanno 60 giorni per presentare le offerte in relazione al bando europeo. Tra settembre e ottobre, se tutto andrà bene, si conta di fare l'assegnazione. E proprio perché c'è uno slittamento sulla tabella di marcia dei lavori che Tct ha chiesto la proroga di un anno della cassa integrazione a rotazione per i 530 addetti del terminal in vista della scadenza del 28 maggio.

Gli incentivi agli investitori
«La gestione della Zona franca aperta non interclusa è attribuita all'Autorità portuale di Taranto secondo le modalità del regime del deposito doganale privato» e «le operazioni di introduzione della merce destinata alla Zona franca saranno eseguite con la presentazione della dichiarazione di vincolo delle merci al regime del deposito doganale privato di tipo C»: è quanto si legge nel provvedimento istitutivo emesso dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il codice doganale del 1992 prevede infatti per le Zone franche che le merci non comunitarie siano considerate, per l'applicazione dei dazi all'importazione, come non situate nel territorio doganale. E in quanto collocate nella Zona franca, anche le merci comunitarie beneficiano di misure per l'esportazione. Tutte le merci destinate alla Zona franca, rende noto Sergio Prete, presidente dell'Autorità portuale di Taranto, devono essere presentate in dogana unitamente alla dichiarazione di vincolo al regime. Una volta che la dichiarazione sarà stata accettata dalla dogana, si introducono le merci senza assolvere ai diritti e alle misure di politica commerciale. In altri termini, l'area in questione consente l'esenzione completa dalle imposte doganali e dall'Iva. Inoltre, le imprese manifatturiere che si insedieranno, avranno l'esenzione dall'imposta sui redditi, dall'imposta regionale sulle attività produttive e da eventuali oneri contributivi.

Il traffico merci
«Incrementare lo sviluppo dei traffici e del commercio internazionale, incentivare il transito, la spedizione delle merci, le vendite e gli scambi commerciali, ma anche favorire l'insediamento e la localizzazione di nuove imprese che creino occupazione e incentivino lo sviluppo economico»: così il presidente Prete riassume le finalità della Zona franca nel porto di Taranto. Agevolazioni di costo importanti, quindi, che possono dare molto e rendere anche maggiormente profittevole il progetto della piastra logistica. Un project financing in corso di esecuzione nel porto - si stanno costruendo le prime opere - per un importo complessivo di 219 milioni di euro e che ha l'obiettivo di allestire un'area attrezzata affinché le imprese possano lavorare, assemblare e trasformare le merci in transito nello scalo.

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