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Questo articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2014 alle ore 06:38.

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MILANO
Terremoto nel mondo delle supercentrali d'acquisto e della grande distribuzione. Centrale Italiana alza bandiera bianca: ha proposto all'Autorità garante della concorrenza il proprio autoscioglimento e la rinuncia, dal 2015, all'attività di negoziazione in cambio «del venire meno dei possibili profili anticoncorrenziali ipotizzati» dall'Antitrust. Inoltre i mandati a negoziare le condizioni commerciali per conto dei 5 consorziati (Coop Italia, Sigma, Despar, Gartico e Discoverde) verranno consensualmente interrotti già a partire dal 30 giugno. Si dovrà attendere la risposta dell'Autorità ma l'esito positivo sembra scontato. Le supercentrali sono alleanze tra catene commerciali create con il principale obiettivo di centralizzare la funzione di contrattazione delle condizioni di acquisto e spuntare risparmi di costo. Il cartellino giallo dell'Autorità a Centrale Italiana complica ancora di più la vita delle catene commerciali, provatissime dal crollo dei consumi (più dell'industria) e dal debutto dell'articolo 62 (regola i pagamenti delle forniture) che ha drenato centinaia di milioni di liquidità.
L'Antitrust aveva avviato l'istruttoria a carico di Centrale Italiana lo scorso 4 dicembre per verificare se il coordinamento della contrattazione degli acquisti tra i consorziati avesse prodotto una restrizione della concorrenza sia nei mercati di acquisto che al dettaglio. Le norme Ue fissano al 15% la soglia di attenzione oltre la quale la cooperazione negli acquisti può produrre effetti restrittivi sulla concorrenza. Secondo l'Autorità, Centrale Italiana aveva una quota del 23% (25,7% oggi secondo Iri), a grande distanza dal 14% di Sicon (Conad e Rewe oggi al 14,9%), dal 13% di Esd Italia (Selex, Sun e Agorà oggi al 14,9%) e dall'11,3% di Centrale Auchan (Auchan e Crai all'11,3%). In Centrale Italiana solo Coop Italia e Sigma dichiarano 19 miliardi di fatturato.
In dicembre l'Antitrust aveva sostenuto che «le quote di vendita delle catene, per quanto contenute a livello nazionale, raggiungono in alcuni mercati locali valori piuttosto elevati che pesano sui rapporti di forza degli attori della filiera». Per esempio Coop in alcune province della Toscana e dell'Emilia ha quote di mercato che variano tra il 45 e il 65% ma come Centrale Italiana si ritaglia in una ventina di province quote variabili dal 42 al 67%.
E ora? «La situazione è più complessa di quanto non appaia – premette Davide Rossi, dg di Sigma – ma al momento non posso rilasciare dichiarazioni stante la procedura in corso. Noi siamo tranquilli e sereni e potrebbero presto esserci altri sviluppi».
Meno misterioso Gianluca Di Venanzo, dg di Despar. «A oggi – dichiara il top manager – non abbiamo deciso nulla sulle nuove aggregazioni. Ma lo sapremo entro una quindicina di giorni». Coop Italia si affida a una nota in cui dichiara che «lo scioglimento di Centrale Italiana e stato deciso dai suoi soci avendo preso atto dell'esaurimento della sua funzione di promozione e sviluppo delle relazioni con l'industria».
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Le centrali d'acquisto

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