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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2014 alle ore 06:38.
L'ultima modifica è del 07 ottobre 2014 alle ore 17:48.

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Licenziamenti «illegittimi e illegali». Il coordinamento nazionale unitario dei lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche che aderiscono a Cgil, Cisl, Uil e Fials rigetta il licenziamento collettivo dei 182 orchestrali e coristi del Teatro dell'Opera comunicato dal cda della Fondazione lo scorso giovedì. La lettera di procedura è arrivata ieri a tutte le sigle sindacali che rappresentano i lavoratori del teatro, che ora hanno sette giorni di tempo per rispondere chiedendo la convocazione, come prevede la legge 223 del 1991 sul licenziamento collettivo, aprendo così la fase di trattativa, che durerà 75 giorni.

Al tavolo della trattativa i sindacati si presenteranno per dire che rigettano il provvedimento e che il buco di bilancio del teatro (4,2 milioni per l'anno in corso, secondo il cda della Fondazione) non può ricadere su di loro. La legge Bray, è la tesi dell'assemblea, va nella direzione opposta rispetto alla decisione del cda dell'Opera (che per questo è stata definita «illegale»): prevede infatti di ripianare i debiti operando sì tagli, ma non alle maestranze e agli artisti. L'assemblea di ieri, come spiegano al Sole 24 Ore fonti interne, ha chiesto anche le dimissioni del ministro Dario Franceschini, «se non darà risposte», oltre che del sovrintendente Carlo Fuortes (contestato ieri all'uscita dal teatro). Un punto, questo, che forse non comparirà nel documento unitario che sarà diffuso oggi in cui, oltre a rigettare i licenziamenti, si dà il via a una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale. Si comincia con una manifestazione unitaria a Roma (probabilmente a fine ottobre) dei lavoratori di tutte e 14 le fondazioni lirico-sinfoniche del Paese. Perché, dicono i sindacati, il caso di Roma non è che la testa di ponte di «un progetto di destrutturazione delle fondazioni lirico-sinfoniche». Un caso che ha tenuto banco in un coordinamento convocato in realtà ben prima della vicenda del Costanzi, per discutere i temi più caldi del settore: il contratto nazionale siglato lo scorso aprile; gli utlimi decreti diventati legge (la 112/2013 e la 106/2014) e la questione degli anatocismi, ovvero la denuncia dei sindacati di tassi elevati chiesti dalle banche alle fondazioni liriche, con risultati disastrosi per le finanze degli enti.

Solidarietà ai colleghi romani è arrivata intanto dagli artisti e dalle maestranze del Teatro alla Scala di Milano, dove ieri si è riunito il primo cda dell'epoca Alexander Pereira, il nuovo sovrintendente del Piermarini. Sul piatto, la questione del bilancio 2014 e dell'autonomia ottenuta dal ministero la scorsa settimana. Temi di cui il sovrintendente parlerà con i sindacati nella riunione convocata domani con tutte le sigle che dopo le vicende romane non nascondono le loro preoccupazioni, legate anche alla questione dell'autonomia.
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