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Questo articolo è stato pubblicato il 29 ottobre 2014 alle ore 12:05.

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Scende in campo anche il Fondo di garanzia per far decollare definitivamente i minibond, il nuovo canale alternativo a quello bancario che prova ad aiutare le Pmi a uscire dalla morsa del credito. Dal 7 novembre potranno bussare al Fondo per ottenere la garanzia pubblica banche, intermediari e gestori che vogliono sottoscrivere queste obbligazioni ad alta agevolazione fiscale nate nel 2012 per rafforzare il patrimonio delle piccole e medie imprese non quotate. Con la pubblicazione delle disposizioni operative da parte del Fondo nei giorni scorsi diventa dunque operativo questa nuova arma in più per il credito alle Pmi introdotta dal decreto Destinazione Italia.

Previsto un effetto leva di quasi un miliardo
Il Fondo di garanzia potrà impegnare 50 milioni (a cui se ne potranno aggiungere altri 50 quando saranno tutti esauriti) per concedere garanzie su minibond o portafogli di minbond con un effetto leva stimato in quasi un miliardo. La misura massima di garanzia del Fondo coprirà il 50% dell'ammontare della singola operazione di sottoscrizione nel caso in cui sia previsto un rimborso a rate che scenderà al 30% in caso di rimborso unico (”bullet”) a scadenza. Un modo questo per mantenere una quota comunque importante del rischio dell'operazione finanziaria in capo al sottoscrittore che sarà così più responsabilizzato alla migliore selezione delle Pmi su cui investire. Mentre dal canto loro le imprese dovranno avere informazioni di bilancio più trasparenti, con il rating obbligatorio in caso di operazioni su portafogli di minbond. L'importo massimo garantibile per ogni Pmi beneficiaria sarà al massimo di 1,5 milioni. Oltre a banche e intermediari finanziari vigilati, possono richiedere la garanzia del Fondo sia su singole sottoscrizioni di minibond che su portafogli i gestori (tra cui Sgr, Sicav e Sicaf) anche per conto dei fondi comuni di investimento.

Nuovi interventi nel collegato alla stabilità
I minibond stanno gradualmente diventando uno degli strumenti preferiti dalle Pmi che hanno piani di sviluppo o che vogliono ripianare debiti pregressi liberando risorse da investire. In circa un anno la cifra raccolta con i minibond è arrivata quasi a 2 miliardi, la metà della quale incassata la scorsa estate. Le stime prevedono che entro fine anno la raccolta possa arrivare a quasi 5 miliardi di euro. Ma una vera partenza si potrà avere solo quando i grandi intermediari globali entreranno in campo. Da qui l'idea di intervenire ancora su questo fronte per agevolarne lo sviluppo. Allo studio del Governo c'è un decreto “crescita” collegato alla legge di stabilità dove sono previste le prime misure che in queste settimane sono state elaborate dal gruppo di lavoro sull'«Industrial compact» coordinato dal ministero dello Sviluppo economico. Tra queste ci dovrebbe essere anche nuovo intervento a favore dei canali alternativi al credito bancario, come appunto i minibond.

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