Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 29 ottobre 2014 alle ore 06:38.
L'ultima modifica è del 29 ottobre 2014 alle ore 13:38.

My24

L'Italia ha chiuso con Bruxelles l'accordo di partenariato sull'utilizzo dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020, pari a un importo complessivo di 43 miliardi di euro. Di questi, 32,2 miliardi proverranno dai fondi della politica di coesione, 10,4 da quelli per lo sviluppo rurale e 537,3 milioni per il settore marittimo e della pesca. I fondi europei serviranno a cofinanziare i progetti regionali approvati, con la condizione che siano accompagnati da un piano di rafforzamento amministrativo.

I Programmi operativi (Por) di Campania, Calabria e Sicilia non sono ancora stati notificati a Bruxelles e sono, insieme a quello di una regione svedese, gli unici non ancora trasmessi agli uffici della Commissione. Quel che si sa già, però, è che nei tre programmi c'è scritto che il cofinanziamento nazionale per i prossimi sette anni sarà dimezzato: dal 50 al 25% dell'importo che arriverà dall'Europa.

Per vie informali la decisione è già stata comunicata a Bruxelles, dopo che nei mesi scorsi il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Graziano Delrio, aveva espresso l'intenzione di tagliare la quota nazionale per le cinque regioni del Sud (Puglia e Basilicata in aggiunta alle tre citate) con l'obiettivo di svincolare la spesa dei fondi europei dal cappio del Patto di stabilità interno che, bloccando il cofinanziamento, impedisce anche di spendere le risorse europee. Puglia e Basilicata, in realtà, non solo sono state più virtuose nella capacità di spesa ma sono state più rapide delle altre e, appena hanno capito le intenzioni di Delrio (anticipate dal Sole 24 ore ad agosto), si sono precipitate a completare i programmi operativi e a consegnarli a Bruxelles, bloccando - senza incontrare resistenze - il cofinanziamento al 50%. Il taglio, che non riguarda i programmi finanziati con il Feasr (aree rurali), è di circa 8 miliardi, di cui 3,4 alla Sicilia, 3,15 alla Campania e 1,5 alla Calabria. Le risorse, tuttavia, dovrebbero restare nella dotazione delle tre Regioni attraverso il Fondo sviluppo e coesione, secondo lo schema già utilizzato nel 2011 dall'ex ministro Fabrizio Barca. Ma su questo l'unica garanzia è rappresentata dalle rassicurazioni di Delrio.

Nel testo definitivo dell'Accordo di partenariato ci sono due importanti novità. La prima riguarda l'aumento delle risorse per lo sviluppo della banda larga (Obiettivo Tematico 2, in gergo OT2). La Dg Connect che fa capo a Neelie Kroes, ha di fatto posto un veto chiedendo che fossero ripristinate se non aumentate le risorse per la banda larga e ultralarga, in linea con gli obiettivi di Europa 2020 (il 50% del territorio a 100 megabit e il resto a 30 megabit). Nella versione dell'Adp presentata a settembre dall'Italia, una parte delle risorse già previste era stata spostata altrove. La modifica imposta dagli uffici della Kroes raddoppia da 136 a 258 milioni le risorse Feasr per la rete e aumenta di 50 milioni quelle previste dal Fesr. In totale saranno 2,1 miliardi.

L'altra novità, sia pure attesa, è l'obbligo che ogni programma, nazionale o regionale, sia accompagnato da un Piano di rafforzamento amministrativo firmato dal ministro o dal governatore competente. Inoltre, è stato meglio specificato l'obiettivo competitività: una parte significativa dell'OT3 sarà legata alle strategie di specializzazione intelligente regionali/nazionali, mentre gli aiuti generici dovranno essere attuati con strumenti di ingegneria finanziaria per da evitare gli aiuti diretti "non focalizzati", a pioggia.

Commenta la notizia

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi