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La carica della green economy

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Sulla green economy si pubblicano libri ponderosi di economisti e saggi documentatissimi di studiosi, ne parlano con facondia politici e oratori. Una volta la green economy si faceva e basta, e nessuno la chiamava così. La carta, fino a cent'anni fa, era prodotta riciclando stracci; il ferro si riutilizza fin dalla comparsa dell'età del ferro; i vestiti vecchi, dopo essere stati rammendati, rattoppati, rigirati e rifoderati più volte, finivano a Prato per diventare lana da materassi e imbottiture. Era green economy della fame e della povertà. Oggi sappiamo che di sicuro l'economia verde, con radici così profonde, è quella del futuro prossimo.

Dall'economista Alessandro Marangoni (Althesys) apprendiamo che il riciclo dei rifiuti sviluppato dal sistema Conai ci fa risparmiare 3,24 miliardi all'anno che altrimenti l'Italia spenderebbe per lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio.
Ed ecco infatti l'entusiasmo espresso dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, nel presentare gli Stati generali della green economy in programma da domani alla Fiera di Rimini durante Ecomondo: gli Stati generali «sono il motore della conversione culturale, e quindi politica ed economica, che sta ponendo l'economia sostenibile al centro del progetto-paese. I dati parlano chiaro: in anni di crisi gravissima, cresce, e vigorosamente, nel nostro paese un solo comparto, quello della green economy. È cresciuto il volume d'affari ed è cresciuta soprattutto l'occupazione. Il Governo sostiene questa "rivoluzione ambientale"».

Eppure a differenza degli auspici del ministro le politiche attuate da anni sono ondivaghe e incostanti. La locuzione che parla di un'Italia "a due velocità" è sì un luogo comune, ma ha un fondamento di terribile verità. Per esempio il 41% dei rifiuti (dato sul 2012 nell'ultimo rapporto Ispra) va in discarica soprattutto per il grande vuoto di alcune regioni del Mezzogiorno. Non a caso la settimana scorsa è dovuto intervenire perfino il Conai per riuscire ad avviare d'intesa con il Comune la raccolta differenziata a Casal di Principe, nel Casertano, la terra difficile del clan dei casalesi. Come ha detto la sottosegretaria all'Ambiente, Barbara Degani, «nell'economia circolare il rifiuto non è un problema, ma può essere addirittura una risorsa, se gestito legalmente, anche per lo sviluppo di un territorio. Per questo dobbiamo lavorare con forza partendo da quelle comunità locali, come Casal di Principe, dove l'ambiente è stato sfruttato e violentato per anni».

Gli imprenditori, nei documenti preparatori degli Stati generali riminesi, vogliono che i politici, contraddittori e incerti, assecondino la crescita invece di frenarla nel nome di malintesi concetti desueti. L'economia verde in Italia ha caratteristiche, consistenza e potenziali di sviluppo che possono accelerare l'abbandono veloce della brown economy, contenere i costi e ridurre i rischi delle crisi ambientali, a partire da quella climatica, per assicurare possibilità di sviluppo anche in futuro e per migliorare, rendere più esteso e inclusivo, il benessere. L'esperienza – dicono le imprese verdi – ha mostrato che la competitività ha tratto benefici dalla crescita della consapevolezza ambientale e della domanda di beni e servizi ad elevata qualità ambientale. Sulla produttività del lavoro non sono mancate le novità green: con l'eco-efficienza, con un migliore uso delle risorse (materiali ed energia), con l'ecoinnovazione, con i miglioramenti della qualità dei prodotti e delle vendite, l'indirizzo green in non pochi casi ha contribuito a migliorarla e a consentire un buon livello di profittabilità. La lunga crisi avviata nel 2008 ha messo in difficoltà le produzioni e i profitti di molte imprese, ma ha così anche alimentato la ricerca di nuovi sbocchi di mercato e una spinta verso innovazioni, conversioni, differenziazioni di produzioni e prodotti in direzione green. Un esempio per tutti: attraverso la promozione del progetto Corrente del Gse, la Vt Telematica venderà in India 100 container di pannelli fotovoltaici della siciliana 3Sun per un ordine complessivo di 10 milioni di euro. Per la 3Sun si tratta di circa il 20% della produzione industriale annua dello stabilimento.

«Un gruppo esteso di imprenditori si caratterizza per un nuovo orientamento, chiaramente green, e comincia a operare nella stessa direzione sulla base di idee e convinzioni condivise – commenta Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile (che ha preparato l'attività degli Stati generali) -. È su questo importante fattore che vogliamo incentrare la discussione presentando al Governo imprenditori pronti a fare squadra per affrontare la crisi economica e climatica».

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