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Questo articolo è stato pubblicato il 27 novembre 2014 alle ore 07:15.

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MODENA - A oltre due anni dal sisma, il sistema produttivo dei comuni del Modenese maggiormente colpiti ha ricominciato a correre. Tra Mirandola (con il suo distretto del biomedicale) e Carpi (con il cluster del tessile e della maglieria), tra Finale Emilia, Cavezzo, San Prospero – tutti comuni ad altissima densità produttiva - le imprese riescono in molti casi anche a centrare l'obiettivo di raggiungere, e perfino superare, i ricavi pre-crisi.

Non tutte però, come dimostra l'indagine realizzata da K Finance per conto di Confindustria Modena. Il combinato disposto tra recessione e terremoto ha approfondito il solco che separa le piccole e micro imprese – quelle che non superano i 3 milioni di fatturato – dalle aziende che vanno oltre la quota dei 50 milioni. Con il pericolo, concreto, di uno scollamento. E se questa è una terra di multinazionali (basti pensare ai big del biomedicale di Mirandola) è anche il regno di piccole aziende «alle quali il terremoto ha bloccato o rallentato i progetti di crescita», spiega il presidente degli industriali modenesi Walter Caiumi. Il risultato è un sistema economico a due facce: da un lato conferma che “piccolo non è più bello”, dall’altro che le imprese stanno dando un contributo fondamentale alla ripresa del territorio. E si tratta comunque di un bel risultato, come rileva Caiumi: «La dimensione aziendale è decisiva – dice – e va detto anche che dobbiamo distinguere tra i contributi per la ricostruzione stanziati e quelli effettivamente erogati, che sono irrilevanti. Senza contare che la burocratizzazione delle pratiche per l'accesso ai contributi, nelle piccole imprese ha avuto l'effetto di una catastrofe».

L’indagine – che confronta i numeri rilevati da una analoga ricerca del 2010 – ha preso in esame un campione di 501 aziende che insieme sviluppano oltre 4 miliardi di fatturato e occupano più di 16mila persone, mediamente 44 per azienda. L'area è quella che comprende la maggior parte dei comuni del cratere. E poi cluster importanti: accanto a quelli di Mirandola e Carpi svetta il distretto delle piastrelle di Sassuolo. La mortalità delle imprese è raddoppiata ma i numeri sono piccoli: ne mancano all'appello 17. Una prova di resistenza e capacità di reazione anche da parte delle micro aziende, che pure scontano una perdita media di ricavi pari al 5% all'anno. A marciare spedite sono le più grandi: incassano incrementi del fatturato mediamente del 3% all'anno. E sono loro – insieme alle multinazionali - a trainare l'economia dell'area, mostrandosi persino più solide di cinque anni fa sotto il profilo finanziario. Il biomedicale - con la sua galassia di circa 300 aziende – ha ripreso pieno vigore. La meccanica, a sua volta, si riconferma uno dei settori più virtuosi: solido, capace di creare valore. Cosa che complessivamente si traduce in un aumento del fatturato: rispetto al 2008, è del 5,6%.

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