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Dossier Tempo di investire sulla mobilità green

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    Tempo di investire sulla mobilità green

    La lotta ai cambiamenti climatici passa sempre di più da una svolta green dei trasporti, soprattutto urbani. I trasporti pesano, infatti, per il 25% sulla produzione a livello globale di gas a effetto serra (i cosiddetti Ghg). E dal 1990 (anno base per i target dell'Unione europea) sono l'unico settore la cui incidenza su emissioni e consumi energetici europei ha continuato ad aumentare. Nello stesso periodo infatti i principali ambiti di attività economica hanno fatto registrare una diminuzione delle emissioni: un trend che ancora oggi prosegue.

    Solo nel 2008 si è assistito a una inversione di tendenza nei consumi energetici e nelle emissioni di Ghg nei trasporti in Europa, per un effetto combinato di vari aspetti: dalla crisi economica alla maggiore efficienza energetica dei motori e dei carburanti. Ma il calo non è sufficiente a invertire la rotta: o la mobilità imbocca la strada della sostenibilità oppure le conferenze internazionali sul clima (come la Cop-21 di dicembre a Parigi, per fissare gli obiettivi post Kyoto) saranno vane.

    I dati a cui si è fatto riferimento (fonte Ue e aggiornati a fine 2014) e le conclusioni tracciate sono contenuti in uno studio inedito realizzato dalla società di consulenza internazionale Accenture, la cui practice italiana sulla sostenibilità è competente anche per Est Europa, Russia, Medio Oriente, Turchia e Grecia. Dal quartier generale di Milano, il responsabile sostenibilità di Accenture Strategy, Danilo Troncarelli, invita ad avere una visione globale su questi temi. Temi, questi dell'auto green, che riecheggiano (con un fiorire di ibride plug-in,full electric e persino fuel cell) anche al Salone internazionale dell'auto di Ginevra, aperto da oggi agli addetti ai lavori e da giovedì al pubblico. «È indubbio - spiega Troncarelli - che le giuste battaglie per arginare i cambiamenti climatici in atto e per l'indipendenza energetica europea debbano svolgersi anche sul terreno dei trasporti (e non solo sulla produzione di energia o sui consumi termici del residenziale come avvenuto finora). Due gli snodi fondamentali: il trasporto urbano e quello a lunga percorrenza, su strada. Quanto al primo, va considerato che le città hanno purtroppo un ruolo chiave nell'inquinamento globale. Producono fino all'80% delle emissioni del pianeta e il 25-30% di queste è dovuto proprio ai trasporti. Il trasporto su gomma, invece, rappresenta il 72% delle emissioni del totale mobilità e pesa per l'82% dei consumi energetici del comparto. Persino peggiore la situazione in Italia, dove il consumo energetico è pari all'84% e le Ghg sono al 93 per cento. Una situazione grave, il cui trend va invertito con politiche efficaci».

    Politiche comuni, su scala internazionale. Sì, ma quali? «Non bisogna demonizzare l'auto e sarebbero inefficaci interventi singoli o incentivi mirati su un solo segmento (ad esempio le auto elettriche o ibride) - prosegue Troncarelli -. Serve una visione d'insieme che tenga presente aspetti finanziari, energetici, ambientali e sociali. Le iniziative auspicabili per una svolta green dei trasporti sono una trentina. Di base, servirebbe una massiva introduzione di sistemi digitali e di ubiquitous computing, sia per minimizzare gli spostamenti di merci e persone (la chiamiamo “dematerializzazione” degli spostamenti), sia per attivare una vera logistica merci intelligente, sia per realizzare un'efficiente intermodalità dei trasporti urbani individuali e collettivi. Punto, quest'ultimo, su cui l'Italia è carente».

    Uno studio Accenture per Vodafone ha calcolato che la dematerializzazione dei trasporti (incentivando la telepresenza al lavoro e gli uffici virtuali) e una logistica smart (con Tir sempre a pieno carico e con itinerari ottimizzati) farebbero risparmiare entro il 2020, nella Ue, 57,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (unità di misura che permette di “pesare insieme” emissioni di gas serra diversi con differenti effetti climalteranti) e ben 27,3 miliardi di euro di spesa energetica.

    Non va sottovalutato, naturalmente, l'apporto delle auto ecologiche, che andrebbe sempre più incentivato. «Un passo avanti importante può essere una maggiore diffusione di veicoli a metano (non solo auto, ma anche mezzi pubblici e camion) - fa notare Troncarelli - ma solo se si investe adeguatamente nella rete degli impianti di rifornimento. Anche il successo dei veicoli ibridi (con due motori: elettrico e termico) potrebbe favorire, gradualmente, una sempre maggiore diffusione di veicoli full electric. Anche in questo caso, occorrono le giuste infrastrutture e una elettrificazione della rete sostenibile (colonnine a standard unificati, sistemi efficienti per pagamenti e conguagli, impiego di energia da fonti rinnovabili in primis)».

    «La buona notizia - osserva ancora Troncarelli - è che le tecnologie per una svolta green sono ora disponibili e sempre meno costose. Quella meno buona è che il tema va affrontato con la capacità di gestire un'estrema complessità e un'attività di concertazione rilevante, per coinvolgere tutti gli attori nel cambiamento: la Ue, i governi, le imprese e i cittadini. Il coinvolgimento attivo delle aziende con un forte know-how sui trasporti, sull'energia e sulle tecnologie può fare la differenza. E favorire il cambio di paradigma ormai inevitabile».

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