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Fondi europei, Pmi bocciate in progettazione: 59 beneficiarie su oltre…

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Fondi europei, Pmi bocciate in progettazione: 59 beneficiarie su oltre 800 domande

Sono soprattutto le imprese del Mezzogiorno a presentare la più elevata percentuale di fallimento nella gara per l’aggiudicazione dei fondi europei gestiti direttamente da Bruxelles, come dimostra l’analisi dei dati relativi ai finanziamenti per le call 2014 dello Sme Instrument, lo strumento dedicato alle Pmi che sviluppano innovazione (di prodotto, di servizio, di processo e di business model) al fine di guadagnare competitività sui mercati nazionali e internazionali.

È quanto emerso dall’incontro “Sme Instrument & Fast Track to Innovation”, promosso dal Distretto tecnologico Campania Bioscience in collaborazione con Apre Campania, Confindustria Campania e Unione Industriali di Napoli. L’incontro si è concluso con l’istituzione di un tavolo di coordinamento tra Distretto Campania Bioscience, Confindustria Campania, Unione degli Industriali di Napoli e Apre che elaborerà un documento da presentare alla regione Campania per proporre strumenti a sostegno delle imprese campane interessate alle opportunità di finanziamento di Horizon2020.
L’Italia, con 59 imprese beneficiarie per la sola Fase 1 dello Sme Instrument, è seconda in Europa dopo la Spagna (72) per numero di domande approvate. In realtà le domande complessivamente presentate dalle aziende italiane sono molto più numerose, superano quota 800. Dobbiamo dedurre che è molto alto il tasso delle bocciature.

Delle 59 aziende beneficiarie, solo tre hanno sede nelle regioni Meridionali (1 Puglia, 1 Sicilia, 1 Sardegna). In Campania le domande presentate e non accolte sono state oltre 46, Puglia e Sicilia – che possono vantare un progetto approvato – ne hanno presentate rispettivamente 24 e 28.

Tre - su 155 domande presentate - sono invece i progetti beneficiari dei finanziamenti per la Fase 2 dello Sme Instrument. Tutti presentati da regioni settentrionali.
A cosa è dovuto l’alto tasso di fallimenti? Per il Distretto Campania Bioscience sono sei gli epic fail commessi dalle imprese italiane: focus eccessivo sul progetto anziché sull’opportunità di business; presentazioni delle aziende scarsamente attraenti; assenza di informazioni relative alla concorrenza; scarso livello di innovazione del progetto che spesso mira a sviluppare prodotti già esistenti; assenza di riferimenti alla fase di commercializzazione dei progetti; domande senza requisiti, presentate semplicemente per “tentare la fortuna”.
Il distretto Campania Bioscience mette in guardia le imprese campane dal ricadere negli stessi errori e si offre di affiancare le imprese interessate a partecipare ai bandi europei. «Tra gli obiettivi del Distretto – spiega Mario De Rosa, presidente Campania Bioscience – c’è proprio quello di dotare i nostri soci di strumenti validi per cogliere al meglio le occasioni di crescita provenienti dall’Unione europea. Solo in questo modo, infatti, potremo affermarci quale punto di riferimento operativo e competente per le imprese, i centri di ricerca e le università che hanno scelto di scommettere su innovazione e collaborazione per favorire la crescita del territorio».
Il Distretto Tecnologico Campania Bioscience, nato nel 2013, opera nell’ambito delle biotecnologie e della salute dell’uomo. Si occupa di agroalimentare e nutraceutica, biomedicale e diagnostica, farmaceutica e nuove terapie. Conta 55 soci, di cui 7 organismi di ricerca, 46 imprese (10 grandi, 11 medie e 25 piccole) e 2 strutture di trasferimento tecnologico, tutti operativi sul territorio campano.

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