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La ripresa viaggia sui pallet

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La ripresa viaggia sui pallet

L’unico settore che non possono misurare è quello dei servizi, dove il peso non conta. Per quasi ogni altro comparto dell’economia, dal largo consumo alla meccanica, dalle piastrelle alla componentistica, dall’alimentare agli elettrodomestici, forniscono invece con buona approssimazione il polso del mercato, offrendo una prima indicazione grezza dello stato di salute della domanda.

Sono i pallet in legno, principale imballaggio utilizzato per movimentare merce di ogni tipo, sfornati ogni anno per milioni di metri cubi, un prodotto per definizione legato a doppio filo alla forza dell’economia, misurata attraverso la domanda delle imprese.

Statistiche, quelle dei pallet, che aggiungono un tassello “fisico” ai tanti segnali di ripresa già evidenziati: dall’aumento di 13 punti a febbraio per le immatricolazioni di auto alla ripresa dei ricavi aziendali (+0,9% a dicembre); dallo scatto dell’export in Europa all’inversione di rotta per la produzione industriale, dai guadagni a doppia cifra per il mercato interno dei beni strumentali al balzo della fiduca di consumatori e imprese, quest’ultima arrivata a febbraio ai livelli massimi da 13 anni. Andamenti confortanti, che spingono i centri studi ad ipotizzare revisioni al rialzo per il prodotto interno lordo italiano nel 2015.

Anche nel mondo dei pallet, come per l’intera economia, si nota un dinamismo maggiore per tutto ciò che è legato alla domanda internazionale. La tipologia di imballaggi destinata all’export (Fitok) è stata infatti decisamente la più tonica nel corso del 2014, aumentando i propri volumi del 7,4%. La corsa del segmento è visibile da anni, con volumi in crescita costante, dagli 1,2 milioni di metri cubi del 2009 ai 2,1 milioni di metri cubi dell’ultima rilevazione, record storico per la tipologia, con un balzo che nel solo mese di dicembre è stato superiore al 14%.

Discorso diverso per la categoria di imballi che si rivolge in prevalenza alla grande distribuzione e al mercato interno (Epal), dove invece il trend di medio termine è esattamente opposto. Se nel 2002 la produzione di questi pallet superava i 10 milioni di pezzi, ora si è scesi a quota 3,8 milioni, con un calo che nel 2014 è stato superiore al 10%. Dal periodo pre-crisi (2007) si sono persi per strada cinque milioni di pezzi, solo in parte sostituiti con l’import. Numeri che testimoniano anche per questa via la debolezza della domanda interna e che tuttavia nell’ultimo trimestre del 2014 offrono un confortante segnale di tenuta. Tra ottobre e dicembre, infatti, i pallet Epal hanno praticamenter arrestato la propria caduta (-0,7% rispetto al corrispondente periodo 2013) mentre per i prodotti “rigenerati”, cioè l’usato, la crescita è stata pari al 9%, invertendo in questo caso la rotta rispetto al calo medio 2014 stimato in oltre sei punti percentuali. «Sono numeri che fanno ben sperare - spiega Emanuele Barigazzi imprenditore del settore e coordinatore del Comitato Tecnico Epal di Conlegno - anche se va detto che l’attività resta erratica: vi sono ordini significativi e vediamo più movimento sul mercato ma quello che manca è ancora la programmazione, in pratica si naviga a vista». «Anche osservando questi numeri - aggiunge Sebastiano Cerullo, segretario generale di Conlegno - si vede una parziale ripresa dei consumi. Di solito il nostro comparto registra in modo preciso l’andamento della domanda interna e dell’export, che grazie alla frenata dell’euro sul dollaro sta correndo, in particolare nei confronti degli Stati Uniti».

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