Economia

Loccioni, la selezione inizia sui banchi di scuola

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Industria

Loccioni, la selezione inizia sui banchi di scuola

  • –Maria Cristina Origlia

Quali posizioni aperte avete e quali profili state cercando?

Non è questa la domanda corretta da porre al Gruppo Loccioni, leader mondiale nella progettazione e realizzazioni di soluzioni di misura e qualità in diversi settori industriali, nato 47 anni fa dall’intraprendenza di Enrico Loccioni ad Angeli di Rosora, provincia di Ancona.

Di posti di lavoro ne hanno creati tanti in questi ultimi cinque anni e solo per il 2015 hanno a budget l’assunzione di ottanta persone, ma la logica con cui fanno employer branding non è questa. È esattamente capovolta: «Non siamo noi che scegliamo, sono i giovani che trovano una perfetta coerenza tra la loro visione di vita-lavoro e il nostro modo di fare impresa, che scelgono noi. Non c’è selezione, c’è piuttosto una relazione con i talenti del futuro, che inizia alle elementari e segue la loro crescita sino al passaggio nel mondo del lavoro, che può sbocciare in una scelta reciproca» spiega Renzo Libenzi, general manager del gruppo. In sostanza non ci sono momenti di ricerca di personale, le porte sono sempre aperte in una logica di continua rigenerazione, tanto da autodefinirsi start-up continua e impresa (sempre) giovane.

Una precisa scelta strategica che ha permesso alla Loccioni di continuare a crescere anche durante la crisi: oggi conta 400 collaboratori, di cui oltre un centinaio assunti nell’ultimo triennio, con un’età media di 33 anni, e registra un fatturato di 80 milioni di euro, di cui il 5% investito in ricerca e innovazione, tre sedi estere (Stoccarda, Washington, Shanghai) e 46 paesi di esportazione.

È di questi giorni la notizia dell’avvio del Kite Lab, Knowledge intensive testing environment, un laboratorio di sperimentazione dedicato ai loro top client del mondo auto, un investimento da 5 milioni di euro. Come sia possibile che in una situazione occupazionale così critica per il Paese il gruppo stia continuando a creare lavoro l’ha spiegato pochi giorni fa Luca Paolazzi, direttore Centro studi di Confindustria, in visita ad Angeli di Rosora, come migliaia di altri studiosi, imprenditori, ricercatori (oltre a clienti e fornitori) italiani e stranieri che il gruppo accoglie ogni anno. La differenza tra imprese competitive e non, oggi, sta nell’essere un’impresa core competence piuttosto che core business, ovvero tesa a perseguire lo sviluppo della propria competenza distintiva da applicare, potenzialmente, in tanti settori diversi. Quella del Gruppo Loccioni è un’eccezionale capacità di misura, che perfeziona di continuo, entrando ogni 4/5 anni in un nuovo mercato e studiando i potenziali successivi, con una società costituita ad hoc, Summa. Il risultato è che sono leader mondiali nell’automotive e negli elettrodomestici e tra i player più importanti nell’energy&environment, nell’agroalimentare e medicale, ma «stiamo lavorando, dietro le quinte, già ad altri due ambiti in cui applicare in modo competitivo la nostra competenza distintiva – afferma Libenzi -: train & transport, con un robot per controllare e assicurare la massima sicurezza agli scambi ferroviari, e l’elettronica all’interno delle auto. I prossimi saranno il food, l’aeronautico e il farmaceutico».

È evidente, che in un’impresa di questo genere le persone e, specificatamente, i giovani, sono il motore in assoluto principale. Il progetto Bluzone è dedicato a loro lungo tutto il processo di crescita: in quinta elementare per vivere l’impresa come luogo di gioco, in seconda media con campus per imparare a progettare, in terza liceo con laboratori estivi, nel quarto anno degli istituti tecnici con laboratori scuola-impresa per insegnare un mestiere, nell’ultimo anno della laurea specialistica per sviluppare competenze manageriali e trovare tutor aziendali per la tesi di laurea, nel programma «Erasmus Loccioni» per ospitare gli studenti delle università legate alle sedi esteri del gruppo e, infine per Phd con il co-finanziamento di dottorati di ricerca.

«Il bacino è quello territoriale marchigiano, ma naturalmente le porte sono aperte a tutti i giovani che si riconoscono nella nostra carta dei valori che annovera tra i primi posti l’energia e l'entusiasmo, “competenze di vita” che non si possono insegnare, ma che si possono far scaturire creando le migliori condizioni possibili, quell’humus dove le persone fioriscono e si divertono lavorando» spiega Libenzi. Una capacità trasversale che il gruppo richiede a qualsiasi profilo e sviluppa con corsi formativi ad hoc è l’intraprenditorialità, un approccio fortemente proattivo e propositivo nei confronti del lavoro. Per questo ad ognuno vengono assegnati progetti su cui sfidarsi e non compiti da eseguire.

«Ed è per questo che in Loccioni non abbiamo e non avremo mai un direttore del personale. La nostra ambizione è piuttosto avere 400 knowledge workers o, come li chiamiamo noi, azionisti del lavoro».

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