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Questo articolo è stato pubblicato il 30 giugno 2015 alle ore 06:38.

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Il vino accelera sulla finanza. Dopo tante quotazioni annunciate e puntualmente smentite adesso la borsa per il vino made in Italy è finalmente una realtà. A fine gennaio si è infatti quotato al listino AIM, specializzato nelle Pmi, Italian Wine Brands, gruppo nato dalla fusione di Giordano vini (leader delle vendite dirette e per corrispondenza e oggi uno dei maggiori player dell’e-commerce) e Provinco, azienda trentina tra i principali fornitori di etichette italiane alla Gdo estera. Le due aziende hanno così dato vita a un operatore da 140 milioni di fatturato. Ma non solo. Debutta oggi, sempre al listino AIM, Masi agricola, vera e propria griffe dell’Amarone che collocherà sul mercato una percentuale vicina al 25% del proprio capitale.

Se due indizi non fanno una prova, a confermare un deciso cambio di passo nei rapporti tra la finanza e il settore vitivinicolo italiano, è anche la recente emissione di un prestito obbligazionario da 5 milioni (interamente sottoscritto da Pioneer investiment) effettuato da Moncaro–Terre Cortesi. Una cantina sociale con 862 soci a conferma che anche nella parte più tradizionale e old style, della base produttiva italiana qualcosa comincia a muoversi.

«Cinque mesi di listino sono già sufficienti per tracciare un bilancio più che positivo – dice Simone Strocchi, vicepresidente esecutivo di Italian Wine Brands (al cui vertice siede Mario Resca) –. Sul mercato abbiamo offerto una combinata azioni/warrant che a fronte di un investimento iniziale di 10 euro oggi sono quotate 10,5 le azioni e 1,5 i warrant con una performance del +20% in cinque mesi. Molto bene quindi, anche se resto convinto che si possa fare di più. Il nostro target price è stimato attorno ai 13,5 euro. Il flottante è di 41 milioni (la quota del capitale sul mercato è del 62%) che è andato in parte ad abbattere debiti pregressi di Giordano vini e in parte rappresenta una riserva di liquidità che verrà ora utilizzata per nuove acquisizioni. Puntiamo a rilevare a breve una terza realtà significativa del settore per poi migrare al segmento STAR della Borsa».

L’altra operazione significativa è la quotazione di Masi agricola che nell’ambito di un aumento di capitale lascerà invariata la quota della famiglia Boscaini al 75% portando sul mercato il restante 25 per cento. «Siamo la prima azienda viticola, che produce vino da vigneti di proprietà – spiega il presidente, Sandro Boscaini (che è anche presidente di Federvini) – a sbarcare in borsa. Sono convinto siamo di fronte a una svolta per il settore. Resa possibile dai passi avanti compiuti tanto dal mondo della finanza (attento a non invadere le scelte gestionali delle imprese) quanto dai produttori che vedono la finanza come una leva che può aiutare a compiere quella crescita dimensionale senza la quale non saremmo competitivi sui mercati».

E a chiudere il cerchio della nuova stagione nei rapporti vino-finanza l’apertura al mercato anche di una cantina sociale come Moncaro-Terre Cortesi. La coop marchigiana ha emesso infatti un minibond (quinquennale) che vorrebbe ora quotare sul segmento professionale del mercato ExtraMOT. «Ci siamo rivolti al mercato – spiega il presidente Doriano Marchetti – per finanziare il processo di espansione all’estero. Dopo le mete consolidate di Regno Unito Germania, Olanda, Canada e Giappone vogliamo esplorare nuovi mercati come Cina e India».

«L'interesse degli investitori – dice Domenico Zonin, presidente dell’Unione italiana vini e ad del gruppo di famiglia – è stato acceso dalla capacità dimostrata dall’alimentare di resistere alla crisi. La presenza della finanza può ora aiutare le Pmi a crescere dimensionalmente. Attenzione però – spiega Zonin –: nessuno vuole cancellare le piccole imprese che hanno promosso l’immagine di artigianalità oggi riconosciuta nel mondo al vino italiano. Ma le piccole aziende vanno affiancate da altre più grandi. Quattrocento milioni di bottiglie di Prosecco non possono certo essere vendute “porta a porta”. Occorrono operatori in grado di lavorare sui grandi volumi. Piccoli e grandi devono lavorare insieme come realizzato dai francesi. E in questo la finanza può aiutare».

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