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Questo articolo è stato pubblicato il 23 luglio 2015 alle ore 06:37.
L'ultima modifica è del 23 luglio 2015 alle ore 06:46.

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MILANO

Il crollo dei consumi miete nuove vittime nella distribuzione moderna. Il Cedi Sisa Centro nord e Sigma Sardegna hanno presentato, rispettivamente, nei tribunali fallimentari di Vicenza e Sassari, istanza di ammissione al concordato preventivo in bianco. I giudici hanno 40 giorni per decidere sull’ammissibilità. La legge stabilisce che basta l’istanza del proponente (il piano di rilancio può essere fornito in seguito) per far scattare la protezione sul patrimonio del debitore che lo pone al riparo dalle esecuzioni dei fornitori.
Con l’inasprirsi della crisi dei consumi, da tempo si parlava delle difficoltà crescenti del Cedi Sisa Centro nord che già l’anno scorso aveva dovuto intervenire con il bisturi sulle piattaforme logistiche di Santa Palomba, Mosciano e Ancarano, affidando sostanzialmente tutto o parte dei servizi a cooperative esterne. E soprattutto adeguando i costi alla nuova dimensione aziendale.

L’intervento sui costi fissi si era reso necessario dopo il crollo del fatturato, passato dai 424,6 milioni del 2012 ai 343,6 dell’anno scorso. Le ragioni? L’ad Valter Martini preferisce non parlare, ma secondo il Cedi veneto è stato causato anche dall’uscita dal Sistema Sisa di alcuni soci e somministrati, dal calo di fedeltà negli acquisti a Sisa e dall’anticipazione degli sconti e premi di secondo livello dei contratti nazionali.
Di fatto la situazione è apparsa critica anche al collegio sindacale che ha firmato il bilancio 2014 e sostenuto la continuità aziendale solo a patto che l’azienda sottoscrivesse completamente l’aumento di capitale a 10 milioni (a maggio era ancora parziale) e che le banche erogassero un importante finanziamento a medio termine, da rimborsare con i flussi di cassa derivanti dai premi dei fornitori. A quanto ammonta il “buco” del Cedi Sisa Centro nord? Nessun è in grado di confermarlo ma dal bilancio emerge che a fronte di crediti per 125 milioni, i debiti verso fornitori sono sotto i 100 milioni. I debiti verso banche ammontano a 50 milioni e quelli verso altri finanziatori a 16. La posizione finanziaria netta è negativa per 65,6 milioni.

Non meno complicata la situazione del Cedi Sigma Sardegna che ha circa 190 addetti e che fino a un anno fa era parte integrante della galassia Sisa. La società sarda, guidata dall’ad Rinaldo Carta, ha presentato l’istanza di concordato con riserva a metà giugno: l’obiettivo è quello di cercare un accordo con i creditori ed evitare il peggio.

Nel 2013 il Cedi Sigma ha realizzato un giro d’affari per 150 milioni. La posizione finanziaria netta è negativa per circa 13 milioni. La società ha elevato il capitale sociale portandolo da 60mila euro a 2 milioni.

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