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Dossier È bresciana l’ossatura dell’Expo

    Dossier | N. 28 articoliExpo 2015 e le imprese

    È bresciana l’ossatura dell’Expo

    Non c’è solo l’Albero della Vita, ma tutto gira intorno a quello. Il centro studi dell’Associazione industriale bresciana sta lavorando in queste settimane per quantificare, in concreto, il peso della presenza di Brescia e delle imprese bresciane all’interno dell’Esposizione universale milanese.

    L’ormai universalmente riconosciuta icona dell’Expo, realizzata dal consorzio Orgoglio Brescia, rappresenta, per certi versi, la summa di alcune delle principali filiere del manifatturiero bresciano. Nei rami dell’Albero della Vita ci sono l’acciaio, il legno da edilizia, il know impiantistico di un territorio che in questi mesi ha rialzato la testa lasciandosi alle spalle la crisi del 2007.

    «La forza di Brescia – ha spiegato il presidente di Aib Marco Bonometti durante la seconda delle sei giornate del «protagonismo bresciano» organizzate da Brescia per mettere in vetrina ad Expo le eccellenze del territorio – sono le imprese e le persone che lavorano nelle fabbriche. Abbiamo saputo superare la crisi proprio perché per ogni azienda c’è una famiglia, che investe e rischia ogni giorno. I nostri territori sono cresciuti grazie alle aziende».

    Alle radici dell’Albero della Vita, sottotraccia, c’è gran parte dell’industria bresciana che permea oggi l’intera Expo. Tutto il Cardo e il Decumano parlano bresciano: le armature in acciaio delle tensostrutture, le coperture in legno lamellare di numerosi padiglioni, gli impianti elettrici, le competenze cantieristiche ed edili delle squadre di operai che hanno lavorato in subappalto con i general contractor. Ci sono, però, anche aziende che in questi mesi si sono occupate di business e progetti singolari: la Corbat di Flero, per esempio, ha curato la realizzazione di tutte le vie d’acqua, scavando i canali e le strutture che girano intorno all’area dell’Expo, portando all’Esposizione l’acqua proveniente dal canale Villoresi.

    La survey dell’Associazione industriale bresciana è stata avviata: a settembre, assicurano dagli uffici dell’associazione, tutti questi volti e queste competenze saranno raccontati da numeri e da statistiche. Al momento c’è la certezza che «senza di noi - spiega Paolo Franceschetti, amministratore delegato di Alpiah (società di partecipazioni industriali attiva nell’ingegneria, nelle costruzioni e nell’idroelettrica) e presidente del consorzio Orgoglio Brescia - l’Albero della Vita non esisterebbe. Abbiamo investito tre milioni di euro per dare vita a quell'idea».

    Il progetto, che ha aggregato diciannove fra enti e aziende bresciane, nasce dall’esigenza di dare concretezza, in occasione dell’Expo, alla capacità dell’industria bresciana di fare e di competere. I bresciani avrebbero potuto cavarsela con uno spot di due minuti. Invece si è pensato a questa «soluzione innovativa - spiega Franceschetti -. Abbiamo voluto mostrare al mondo l’efficienza e la professionalità delle nostre aziende. Abbiamo realizzato tutto in soli quattro mesi - prosegue l’imprenditore -: il 12 dicembre ci siamo riuniti e abbiamo creato il consorzio, il 23 dicembre abbiamo firmato il contratto, il 5 gennaio abbiamo aperto il cantiere, trovando soluzioni tecniche importanti per il progetto, che presenta caratteristiche strutturali non banali. Infine il 20 aprile abbiamo consegnato l’opera, rispettando i tempi che ci eravamo prefissati».

    Il progetto, nato per un’esigenza di comunicazione e immagine, ora sta dando frutti insperati. «L’Albero - rivela Franceschetti - ci ha portato ad avere contatti con nuovi possibili investitori. Inizialmente non era nei programmi dei soci, ma ora stanno emergendo idee e soluzioni per dare continuità al consorzio, costruendo opere architettoniche in altre parti del mondo. Ci stiamo ragionando seriamente».

    Per quanto riguarda invece il futuro dell’Albero della Vita, nel giudizio di Franceschetti questo resta indissolubilmente legato alle aree dell’Expo. Non sono possibili traslochi, magari in centro città. «Mi piacerebbe che la struttura rimanesse dove è adesso - spiega - e che nelle aree dell’Esposizione si sviluppasse un polo universitario. L'Albero potrebbe in questo modo diventare un simbolo dell’industria italiana, dal quale i nostri giovani potrebbero, in ogni momento, prendere spunto e coraggio».

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