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Discariche Ilva, Procura Taranto indaga Bondi e Gnudi

Ambiente

Discariche Ilva, Procura Taranto indaga Bondi e Gnudi

Anche l'ex commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e l'attuale, Piero Gnudi, finiscono sotto la lente della Procura di Taranto. I due sono infatti indagati per getto pericoloso di cose e gestione non autorizzata dei rifiuti relativamente alla discarica «Mater Gratiae».
Bondi è stato in carica per un anno: da giugno 2013, quando l'Ilva fu commissariata dal Governo Letta, al 2014. Gnudi gli è succeduto nell'incarico ed è stato riconfermato anche a gennaio scorso quando l'Ilva è stata dichiarata in amministrazione straordinaria.

La discarica «Mater Gratiae» è nel perimetro dell'Ilva ed è stata autorizzata dal Governo con una norma ad hoc inserita nella legge sulla pubblica amministrazione varata nel 2013. Furono proprio Bondi e l'allora sub commissario Edo Ronchi a porre al Governo la necessità di sbloccare la situazione delle discariche per le quali i procedimenti autorizzativi erano incagliati da anni. L'Ilva fece presente di aver bisogno delle discariche sia per smaltire i rifiuti derivanti dalla lavorazione industriale, sia per non dover portare gli stessi rifiuti all'esterno sobbarcandosi di nuovi costi, visto che i siti del siderurgico erano ormai al limite della capienza.

Per l'approfondimento della nuova indagine il Tribunale di Taranto ha concesso una proroga. Nell'inchiesta sono coinvolti anche l'ex direttore di stabilimento siderurgico di Taranto, Antonio Lupoli, e l'attuale direttore Ruggiero Cola. Tutto muove da un'informativa che la Guardia di Finanza ha consegnato alla Magistratura mesi addietro.
Dagli ambienti Ilva non viene alcun commento particolare se non l'espressione di fiducia verso i magistrati. Il fatto che ci sia una proroga delle indagini, si osserva, è segno che si vuole accertare meglio come stiano le cose.

La discarica «Mater Gratiae» è già finita nell'inchiesta Ilva poi sfociata nel processo «Ambiente Svenduto» che avrà inizio in Corte d'Assise il prossimo 20 ottobre. A maggio 2013 fu infatti arrestato l'allora presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, del Pd, insieme all'ex assessore provinciale all'Ambiente, Michele Conserva. La Procura ritenne che Florido e Conserva avessero esercitato indebite pressioni sui dirigenti dell'assessorato all'Ambiente affinchè rilasciassero all'Ilva le autorizzazioni per la discarica «Mater Gratiae» sino ad allora rifiutate.

In sede di interrogatorio, Florido sostenne di non aver condizionato nulla, ma di aver chiesto solo ai dirigenti dell'ente di esprimersi, a favore o contro, sulla richiesta di autorizzazione dell'Ilva perchè lo stallo e la non decisione avrebbe potuto esporre l'ente a contenziosi da parte dell'azienda. A seguito dell'arresto, Florido si dimise dalla presidenza e il Consiglio provinciale fu in seguito sciolto con l'arrivo di un commissario. Florido e Conserva sono poi stati rinviati a giudizio insieme ad altri 42 imputati tra cui Nicola e Fabio Riva, l'ex presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, gli ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, l'ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno.
Diversi i reati contestati a partire da quello, più rilevante, imputato ai Riva e a Capogrosso, di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale.

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