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Il mercato immobiliare cresce in fatturato e investimenti

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Il mercato immobiliare cresce in fatturato e investimenti

Finalmente ci siamo. Il mercato immobiliare italiano è al giro di boa e si profila la ripresa. Ma se i numeri presentati al 23° Forum di Scenari Immobiliari che si sta svolgendo a S. Margherita Ligure alla presenza dei leader del real estate italiano e internazionale sono ottimisti, gli operatori sono decisamente più cauti. «Il fatturato italiano dell’immobiliare crescerà del 3,7% nel 2015 e del 5,4% nel 2016 – spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari –, vale a dire più del Pil». Anche gli investimenti sono previsti in crescita.

Secondo gli uffici studi dei maggiori network internazionali, il 2015 si dovrebbe chiudere con 8 miliardi di investimenti in Italia, recuperando così gran parte del gap rispetto al pre-crisi. Tuttavia il driver di questa effervescenza va principalmente ricercato in due fattori trainanti: da un lato, gli interventi da parte di operatori esteri; dall’altro, le opportunità offerte dalla discesa dei prezzi. Due fattori che, naturalmente, viaggiano insieme. L’altra nota confortante è costituita dal fatto che, finalmente, si riescono a proporre al mercato, con esiti positivi, immobili pubblici, come nel caso di quanto portato a termine da Cdp e dall’attività svolta dal Demanio. «Yes, we can – ha sottolineato Giovanni Maria Paviera, ad di Cdp Immobiliare –. Dopo un anno di lavoro posso affermare che anche su un patrimonio complesso come quello degli immobili pubblici si riesce a lavorare e a proporlo agli investitori. Noi abbiamo venduto immobili, per la maggior parte ancora da riqualificare, per circa 300 milioni in un anno».

«L’anno che verrà sarà sicuramente positivo – spiega al Sole 24 Ore Alessandro Mazzanti, Ceo di Cbre Italia – anche se negli ultimi 4-5 mesi abbiamo visto un rallentamento di nuove operazioni che arrivano sul mercato non dovuto a una mancanza di interesse degli operatori, che rimangono quasi esclusivamente internazionali, quanto per la mancanza di prodotto». In sostanza il risultato della crisi è la mancanza di nuovi (che peraltro non trovano finanziamenti bancari), unita alla burocrazia che continua a penalizzare la creazione di asset competitivi a livello internazionale: «Si tratta di limitazioni strutturali che, di fatto, limitano le reali potenzialità del mercato italiano», dice Mazzanti . Un’opinione condivisa anche da Benjamin Khafi Grynfas, senior development director per l’Italia di Idi Gazeley, gigante della logistica a livello mondiale. «C’è una grande richiesta di immobili a uso logistico in Italia da parte di operatori anche internazionali – spiega Khafi Grynfas – e noi stessi saremmo propensi a investire almeno 100 milioni di euro l’anno. Quello che manca è il prodotto. Per questo stiamo lavorando anche per cercare soluzioni sul fronte della riqualificazione di ex aree industriali da riconvertire ad aree logistiche».

«È vero che abbiamo visto un boom di operazioni, ma va anche specificato che si tratta del consolidamento di situazioni avviate anche parecchio tempo fa e che si è trattato, in un certo senso, di un processo inevitabile – commenta Emanuele Caniggia, ad di Idea Fimit Sgr, la più grande Sgr immobiliare italiana, che entro l’anno arriverà alla quotazione della propria Siiq –. C’è anche una maggiore consapevolezza del mercato a parte degli operatori e i deal sono più strutturati, ma i capitali che si trovano oggi sono ancora troppo speculativi. La vera sfida è dunque quella di costruire prodotti long term e trovare investitori interessati a questa tipologia».

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