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Vale oltre 4 miliardi di euro il cibo halal italiano

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Vale oltre 4 miliardi di euro il cibo halal italiano

Abbigliamento, agroalimentarte, collaborazione tra atenei, start up, finanza: il 19 e 20 ottobre Torino si trasformerà nella capitale dell'economia legata al mondo islamico ospitando il Forum dell’economia. Un'iniziativa promossa dal direttore generale del Comune di Torino, Gianmarco Montanari, e che vedrà la partecipazione di banchieri, industriali in arrivo da tutto il mondo, docenti, investitori.
Un'opportunità, dunque, non solo per le aziende piemontesi. Basti pensare che il valore del cibo italiano con certificazione halal (quella che garantisce il rispetto delle procedure di produzione previste dalle regole dell’Islam) supera i 4 miliardi di euro all’anno. «Con le esportazioni verso i Paesi islamici di alimenti halal - spiega Yahya Pallavicini, vicepresidente del Coreis e direttore del comitato etico halal - molte aziende italiane hanno potuto superare la fase di difficoltà del mercato interno italiano». Ed ora si guarda ad un aumento delle vendite anche sul mercato domestico.

Alcune catene della grande distribuzione hanno creato spazi dedicati al cibo certificato per i consumatori musulmani, ma Antonello Marzolla, segretario nazionale dell’Usarci (sindacato degli agenti di commercio), è scettico sulle ricadute attuali di questo comparto in Italia. Dove, comunque, i musulmani sono quasi 2 milioni con poco meno di 300 aziende certificate. L’Abit di Torino, ad esempio, produce 250mila litri all’anno di latte fermentato e certificato. Non moltissimo, considerando i 10milioni di litri lavorati complessivamente dall’azienda. Per Pallavicini l’importante è riuscire a coniugare il rispetto delle regole islamiche con le caratteristiche del cibo italiano, «quelle caratteristiche che lo fanno apprezzare in tutto il mondo».

E che consentono l’esportazione di prodotti alimentari non certificati. La Sebaste di Grinzane Cavour (Cuneo), vende torroni e cioccolatini a base di nocciole Piemonte negli Emirati Arabi, pur se non si tratta di prodotti halal.

Ma a Torino si confronteranno anche i produttori di abbigliamento destinato al mercato islamico. Compresi i fabbricanti americani di costumi da bagno destinate alle donne musulmane, noti come “burkini”. Il dialogo riguarderà anche il settore dell’energia, della finanza islamica che sta muovendo i primi passi anche in Italia. Si valuterà la possibilità di incrementare il numero degli studenti in arrivo dai Paesi islamici ed interessati a frequentare le università italiane, a partire da quelle piemontesi. Con la possibilità di rafforzare i legami culturali tra Italia, Europa e l’Islam presente in tutti i continenti.

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