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Bilancio Expo, allo studio la fusione con Arexpo

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Industria

Bilancio Expo, allo studio la fusione con Arexpo

Un cda con pochi numeri nuovi da valutare, quello di ieri in via Rovello a Milano, nella sede di Expo 2015. Ma con un chiaro punto all'ordine del giorno: la fusione tra Expo, società di gestione dell'evento, e Arexpo, società proprietaria dei terreni da un milione di metri quadrati. Cosa che faciliterebbe i conti dei sei mesi dell'evento, con investimenti spalmati in un periodo più lungo, e che soprattutto metterebbe a tacere i possibili contenziosi tra le due società. L'operazione non è facile, ma certamente sarebbe utile. Sia per Expo che per Arexpo.

Prima di tutto Expo sta valutando, fra le varie cose (ricavi da biglietti, diritti sulla ristorazione, sponsorizzazioni e vendita di gadget), le spese sostenute per l'infrastrutturazione, tanto che sta chiedendo ad Arexpo di sostenere 72 milioni di costi per le bonifiche, la manutenzione delle opere fino al 30 giugno 2016 (quando i terreni dovranno essere restituiti ad Arexpo), le autorizzazioni per i servizi da prolungare (come le vie d'acqua), più altri 50 milioni per le opere (a cui si aggiungono altri 25 milioni da parte di uno sviluppatore di progetti mai arrivato). L'obiettivo è far tornare conti con quel budget da 1,3 miliardi pianificato all'inizio dell'esposizione. Ovviamente far tornare il bilancio sarebbe più facile se la nuova società, nata da una possibile fusione, potesse ereditare in parte quegli investimenti che invece in questo modo devono essere subito contabilizzati.

Anche per Arexpo la partita sarebbe più facile. Piuttosto che mettersi a discutere con il cda di Expo su chi deve dare e chi deve avere, la fusione metterebbe a tacere tutto. In questo momento invece Arexpo sta facendo valere il diritto che le bonifiche a suo carico non superino i 5 milioni di euro; che la manutenzione debba essere eseguita per intero da Expo fino al 30 giugno 2016, così come le autorizzazioni; che molte opere non siano mai state costruite, per un valore che si riduce dai 467,7 milioni iniziali ai 251,7 milioni reali.

La fusione sarà comunque possibile solo con una omogeneizzazione degli azionisti. In Expo ci sono Comune di Milano, Regione Lombardia, Governo e Camera di commercio di Milano; in Arexpo di nuovo Comune e Regione, mentre il Governo dovrebbe entrare nel giro di pochi giorni. Presente in quest'ultima compagine societaria anche la Fondazione Fiera Milano, che punta i piedi per uscire ed essere liquidata dal Governo. La questione non è semplice, perché il ministero dell'Economia e delle Finanze dovrebbe entrare non solo con un aumento di capitale ma pagando anche un azionista privato. Tuttavia potrebbe effettivamente essere una soluzione pratica. Con due azionariati omogenei, o quasi, la fusione sarebbe praticamente cosa fatta.

Altro aspetto interessante della fusione sarebbe sotto il profilo occupazionale: Arexpo non ha ancora dipendenti, mentre Expo sta liquidando i suoi mille occupati. In questo modo, una parte dei lavoratori potrebbe semplicemente essere trasferita.

Nei prossimi giorni se ne parlerà anche alle riunioni della cabina di regia di Arexpo, a cui partecipano i rappresentanti delegati degli enti locali e del Mef, più il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, delegato del Governo per l'Expo di Milano. Il 10 novembre arriverà a Milano anche il premier Matteo Renzi, che dovrebbe praticamente confermare politicamente la decisione già presa dal punto di vista tecnico e parlare del futuro delle aree dopo l'evento universale.

Oltre a questo ieri si è parlato della dismissione di arredi e beni che possono essere messi all'asta dopo l'evento universale. Ciò che invece non può essere venduto sarà donato a Cascina Triulza, la sede delle associazioni che rimarrà in vita anche dopo l'evento.

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