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Si allarga lo scandalo del falso olio extravergine: nuove ipotesi di reato…

alcuni supermercati ritirano i prodotti

Si allarga lo scandalo del falso olio extravergine: nuove ipotesi di reato e fascicoli trasferiti a Firenze, Genova, Spoleto e Velletri

Si allarga lo scandalo sul falso olio extravergine. Secondo quanto si è appreso dalla Procura di Torino l'indagine su alcune etichette di olio extravergine d'oliva che ad alcune analisi effettuate sono risultate privi dei necessari requisiti di legge e quindi da declassare a olio della categoria “vergine”, si sta allargando a nuove fattispecie di reato.

Nuove ipotesi di reato e indagine trasferita
La Procura piemontese infatti starebbe ipotizzando oltre all'ipotesi iniziale di frode in commercio anche il reato di «vendita di prodotti industriali con segni mendaci atti a indurre in inganno il compratore sulla qualità del prodotto». Reato contemplato dall'articolo 517 del codice civile che prevede pene fino a due anni di carcere. Per questi motivi, inoltre, come riportato da una nota del procuratore capo di Torino, Armando Spataro, il fascicolo l'indagine è stato trasferito per competenza territoriale alle procure di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri «in quanto – si legge nella nota – i luoghi di produzione degli oli oggetto delle indagini si trovano nei loro rispettivi circondari (4 in quello di Firenze e uno per ciascuna delle altre tre città)».

Alcuni supermercati ritirano le bottiglie sospette dagli scaffali
In attesa che l'indagine giudiziaria faccia il proprio corso intanto le catene distributive corrono ai ripari. «Nei supermarket associati alla Fida (Crai e Sigma) è stato ottenuto il ritiro dei prodotti». Ad assicurarlo è stata la presidente di Fida-Confcommercio, Donatella Prampolini. Una decisione adottata «sebbene i negozi specializzati – ha aggiunto - che vanno alla ricerca dei prodotti locali, siano i meno coinvolti in questo tipo di problemi».

Gli industriali auspicano cautela e chiedono nuovi esami sui prodotti
Intanto dopo due giorni di tempesta mediatica anche le industrie coinvolte fanno sentire la propria voce. Tra i primi a rompere gli indugi è stata l'azienda umbra Pietro Coricelli che in una nota ha rassicurato tutti i propri consumatori «che i prodotti posti in commercio rispettano tutti i più elevati standard di qualità in ossequio alle stringenti normative in vigore». Secondo l'azienda le verifiche effettuate prima dalla rivista Test e poi dai Nas su incarico della Procura di Torino «si fondano esclusivamente su una prova di assaggio del prodotto. Verifiche che, sebbene condotte da assaggiatori professionisti, sono da più parti ritenute insufficienti perché si tratta di un metodo di analisi soggettivo, non ripetibile né riproducibile».

Sulla stessa lunghezza d'onda l'Assitol (l'associazione delle industrie olearie) che con il presidente del Gruppo Oliva, Angelo Cremonini ha ricordato come «basta una disattenzione nella conservazione del prodotto come nell'esposizione alla luce o a un eccesso di calore perché negli extra gli assaggiatori possano cogliere difetti tali da spingerli a classificare l'olio come “vergine”». Infine è scesa in campo con una nota anche la Deoleo (l'azienda spagnola proprietaria dei marchi Carapelli, Bertolli e Sasso e che dallo scorso anno è controllata dal fondo di investimenti Cvc Capital Partners) che ha rassicurato: «Il nostro olio extravergine rispetta i più elevati standard qualitativi e le norme più restrittive in vigore». E ha ribadito anch'essa come «le analisi effettuate sia dalla rivista Test che dai Nas su incarico della Procura di Torino si basano esclusivamente su una prova di assaggio. Un metodo ritenuto soggettivo, non ripetibile e non riproducibile».

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